Dispnea parossistica notturna

dispnea parossistica notturna

Che cos’è la dispnea parossistica notturna?

S’intende per dispnea parossistica notturna, anche definita asma cardiaco, l’improvvisa comparsa di difficoltà respiratoria nel corso della notte che tende a presentarsi quando il soggetto permane per un certo periodo di tempo in posizione coricata (clinostatismo) a causa del riposo notturno.

Qual è la causa della dispnea parossistica notturna?

La causa della dispnea parossistica notturna è da ricercare in un’incapacità del cuore a garantire la sua normale funzione contrattile (funzione di pompa), situazione questa che configura il quadro dell’insufficienza cardiaca del ventricolo sinistro. Su questa, l’aumento dell’afflusso di sangue al cuore in posizione coricata (aumento del ritorno venoso) rappresenta la concausa che scompensa acutamente il precario compenso cardiaco. Come conseguenza di tale deficit funzionale cardiaco, il sangue tende a ristagnare all’interno dei capillari polmonari (microscopici vasi sanguigni polmonari che rendono possibili gli scambi dei gas respiratori ossigeno e anidride carbonica nei polmoni) determinando in tale sede un aumento della pressione che rende più difficoltoso lo scambio dei gas respiratori (edema interstiziale) e provoca la concomitante stimolazione meccanica dei recettori di tosse presenti nel torace e la compressione dei bronchioli con aumento delle resistenze delle vie aeree (di qui il termine asma cardiaco).

Quali sono i sintomi della dispnea parossistica notturna?

Com’è logico comprendere, il principale sintomo della dispnea parossistica notturna è proprio la dispnea (difficoltà respiratoria) la quale, avendo come principale caratteristica quella di comparire in clinostatismo (posizione coricata) e tendendo a risolversi nel momento in cui il paziente assume la posizione eretta (ortostatismo), viene indicata con il termine ortopnea (dispnea che obbliga all’ortostatismo). All’ortopnea si possono associare:

  • Tosse secca e insistente che accompagna una dispnea presente talora con sibili espiratori (“fischietto”)
  • tachicardia
  • ansietà
  • tendenza del paziente a ricercare sollievo, oltre che con l’assunzione della posizione seduta, respirando anche a bocca aperta ed a volume maggiore o aprendo una finestra per respirare aria fresca.

Con quali altre situazioni può essere confusa la dispnea parossistica notturna?

La dispnea parossistica notturna non dev’essere confusa con altre situazioni nelle quali si può avere la comparsa di difficoltà respiratoria nel corso della notte, ma che non sono determinate da insufficienza cardiaca. Tra queste:

  • asma bronchiale (crisi notturne specie in pazienti con allergia agli acari della polvere domestica o ad allergeni animali) - (vedi anche “Asma bronchiale”)
  • laringospasmo notturno (vedi anche “Laringospasmo”)
  • rigurgito in pazienti con malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE) – (vedi anche “Laringite acuta e cronica” - “Laringospasmo” - “Asma bronchiale”)
  • risveglio improvviso con dispnea da apnee del sonno (vedi anche “Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS) e russamento”)
  • aritmie cardiache nel corso della notte
  • episodi di ansia acuta nel corso della notte con o senza attacchi di panico favoriti da attività onirica disturbante (sogni a contenuto terrifico)
  • mixoma atriale, specie se voluminoso, consistente in un tumore dell’atrio cardiaco in grado di provocare dispnea al cambiare della posizione corporea specialmente nel corso della notte ed in posizione coricata.

Qual è la terapia della dispnea parossistica notturna?

La dispnea parossistica notturna può essere risolta migliorando il labile compenso funzionale cardiaco che ne è alla base e riducendo l’eccessivo afflusso di sangue alla regione toracica favorito, nel corso della notte, dalla posizione coricata. Un semplice accorgimento preventivo può essere rappresentato dall’aumentare il numero e lo spessore dei cuscini o nel mantenere una posizione semi-assisa nel corso del riposo notturno. Nel caso in cui si presenti un episodio acuto notturno, lo stesso tenderà a risolversi tanto più rapidamente quanto più prontamente il paziente sarà in grado di assumere una posizione seduta nel letto mantenendo le gambe a penzoloni o, meglio ancora, ponendosi addirittura in piedi in quanto la rapidità con la quale il sangue tenderà a portarsi verso le regioni più declivi del corpo consentirà di ridurre più velocemente la congestione di sangue al torace ed a risolvere lo scompenso clinico.

 Dott. Enrico Ballor

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immagine copyright depositphotos\cherezoff

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