La dieta chetogenica al servizio della respirazione: il punto dello pneumologo

dieta chetogenica per la respirazione

Quando si parla di dieta ci si riferisce generalmente all’assunzione di un particolare comportamento alimentare che, eliminando eccessi o privilegiando l’introduzione o la sostituzione di determinati alimenti, consenta di migliorare una condizione fisica divenuta patologica, ripristinando l’equilibrio funzionale dell’organismo.

Avremo, pertanto, diete dimagranti a basso contenuto di calorie (ipocaloriche) o favorenti il recupero del peso corporeo (ipercaloriche), nelle situazioni rispettivamente di sovrappeso o di basso peso corporeo, diete a basso contenuto di colesterolo e di trigliceridi in pazienti affetti da eccesso di queste componenti lipidiche (grasse) nel sangue, diete in grado di regolare un maggiore o minore apporto di proteine e di glicidi (zuccheri) nei pazienti che presentino una malattia renale o il diabete. Ma, ancora, avremo diete di eliminazione, in pazienti che presentino la necessità di astenersi dall’assunzione di determinate sostanze in grado di favorire una determinata malattia anche respiratoria. Si pensi, a questo proposito, alla necessità di evitare, in certi particolari pazienti affetti da asma bronchiale allergico sensibilizzati ai pollini delle piante (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”), tutta una serie di alimenti che potrebbero determinare l’insorgenza di una crisi respiratoria asmatica (vedi “Alimentazione e dieta con l’asma: i consigli dello pneumologo”). O la necessità di evitare alimenti ricchi di istamina o in grado di determinare il rilascio della stessa una volta introdotti nell’organismo, in soggetti asmatici particolarmente sensibili a questa sostanza (vedi “Istamina, asma, alimenti e allergia: il parere dello pneumologo”). O, ancora, la necessità di evitare il consumo di certe sostanze contenenti solfiti, nuovamente in grado di provocare crisi asmatiche (vedi “Asma, vino e solfiti: il parere dello pneumologo”) e di prestare sempre più attenzione ai rapporti intercorrenti tra dieta, flora microbica intestinale, sistema immunitario e sviluppo di particolari malattie immuno-allergiche e respiratorie, come si dimostra nelle più recenti conclusioni dell’attuale ricerca clinica internazionale (vedi “Allergia, asma e microbiota intestinale: novità e conferme dallo pneumologo”).

In alcuni casi, poi, il consumo di determinati alimenti è in grado di favorire la produzione di un’eccessiva secrezione cloro-peptica dello stomaco, facilitando inoltre quel reflusso gastro esofageo in grado di aggravare l’asma (vedi “ Asma e reflusso gastro-esofageo: i consigli dello pneumologo”), la BPCO (vedi “BPCO riacutizzata e reflusso gastro-esofageo: i consigli dello pneumologo”) e di favorire, altresì, in certi casi, la comparsa di una tosse cronica, produttiva o secca che sia (vedi “Tosse con catarro: il parere dello pneumologo” – “Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo”), quando non addirittura una fibrosi polmonare (“Tosse catarro e reflusso gastro esofageo: il parere dello pneumologo”).

Al di la delle particolari condizioni patologiche respiratorie viste sopra, legate al consumo o all’abuso di certe sostanze alle quali il paziente sia sensibile, numerosi sono i pazienti che presentano alterazioni respiratorie talora rilevanti, favorite dal sovrappeso. Si veda a questo proposito quanto proposto nell’articolo “BPCO, insufficienza respiratoria e alimentazione: i consigli dello pneumologo”, nel quale ho già preso in considerazione il rapporto intercorrente tra peso corporeo ottimale, sovrappeso o obesità, definiti attraverso la valutazione dell’indice di massa corporea (BMI), e la difficoltà di trattare efficacemente, per quanto in presenza di un adeguato trattamento farmacologico, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una tra le più classiche malattie respiratorie ostruttive croniche dei bronchi. Ma non è solo nel caso della BPCO che l’eccesso ponderale si traduce in un fattore aggravante la patologia respiratoria, ma altresì in caso di asma bronchiale, malattia respiratoria che vede nel sovrappeso un importante fattore di scompenso del broncospasmo e della terapia farmacologica che, da sola, rischia di non essere sufficiente a garantire un’ottimale gestione della malattia ed un adeguato mantenimento stabile della migliore condizione respiratoria (vedi “Asma e sovrappeso: il parere dello pneumologo” – “Asma, BPCO e obesità: il parere dello pneumologo”). E lo stesso si può dire a proposito della sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS) e russamento, patologia respiratoria notturna favorita dal sovrappeso corporeo (vedi “Apnee del sonno, russamento e obesità: meglio la dieta o la CPAP? ”).

Tenuto conto, quindi, della necessità di garantire ai pazienti affetti da particolari patologie respiratorie, un peso corporeo adeguato alla loro condizione di malattia, si comprende come non è possibile assicurare, in questi casi, ai pazienti il miglior controllo delle diverse forme patologiche respiratorie, prescindendo dalla possibilità di riadeguare il peso corporeo, fino a ricondurlo entro i limiti previsti dalle condizioni di normopeso. Uno degli approcci dietoterapici che negli ultimi anni si sono affermati, con buona pace di una certa esasperata ortodossia dietologica che per anni ne ha avversato principi funzionali e biochimici, è la dieta ipocalorica dimagrante chetogenica normoproteica, ben lontana dalle pericolose e sconsigliate drastiche diete iperproteiche. La dieta chetogenica ipocalorica rappresenta, in questo caso, un bell’esempio di dieta medica a basso contenuto di calorie. In soggetti preliminarmente valutati dal medico in modo da escluderne quei soggetti nei quali tale approccio dieto-terapico potrebbe presentare delle controindicazioni, consente, con un normale contenuto di proteine (dieta normoproteica), sufficiente a non depauperare la massa magra (massa muscolare), di garantire in sicurezza un dimagrimento rapido (anche 6-8 Kg. al mese nella donna), fino a raggiungere quel livello di 21-22 di BMI, oltre il quale essa diviene progressivamente modificata con una progressiva reintroduzione di alimenti tradizionali a maggior carico calorico, terminando con una vera e propria nuova capacità di assetto nutrizionale di lungo periodo in grado di stabilizzare e di mantenere nel tempo i risultati raggiunti. In pratica, in alcune condizioni nelle quali il trattamento farmacologico non riesce a controllare pienamente la dispnea (difficoltà respiratoria), la quota della stessa relativa al sovrappeso non potrà essere migliorata da altro se non da una imprescindibile riduzione del peso corporeo. Senza questa, infatti, il paziente non si potrà permettere di respirare meglio, soprattutto più di quanto i farmaci già in atto non gli consentano di ottenere. Per spiegare meglio questo concetto, userò l’esempio seguente: se ho un’automobile non più nuova, che ha già percorso migliaia di chilometri, potrò anche cambiare le candele, potrò portarla dal meccanico per “drogare” il motore truccandolo, apportando allo stesso discutibili artifici tecnici e meccanici fino al rischio di farlo fondere, o potrò usare additivi “miracolosi” aggiunti al carburante con la speranza di migliorarne le prestazioni, ma finché non toglierò dal baule i dieci sacchi di cemento che mi porto dietro non potrò pensare di vedere significativi miglioramenti. Come nel caso dell’automobile, anche per il paziente il deficit di performance e la dispnea dipendente dal peso eccessivo, non sono risolvibili da nessun altro trattamento funzionale o farmacologico, se non da quello dimagrante!

Vediamo, allora, punti qualificanti, vantaggi, controindicazioni e profili gestionali di tale approccio dietetico ipocalorico, impiegabile in selezionati pazienti sovrappeso.

  • La dieta chetogenica normoproteica, ispirata ad una modernizzazione del metodo Blackburn, rappresenta una dieta ricca e saporita con la quale è possibile mangiare senza soffrire la fame e senza rischiare scompensi clinici o senso di stanchezza, grazie al meccanismo endogeno della chetogenesi che si innesca nell’organismo in presenza di basse quantità di glicidi (zuccheri) circolanti (chetogenesi controllata). Essa permette, dopo aver ridotto il peso in eccesso, di imparare una vera e propria nuova “filosofia” alimentare, giungendo progressivamente ad un rinnovato equilibrato e ad un più salutare “modo di nutrirsi”, con il quale mantenere il peso senza rischiare di riacquistare in breve tempo i chili persi. Le proteine, presenti in prodotti alimentari confezionati in contenuti standard e dotate di elevata biodisponibilità, sono calcolate sulla base della necessità di mantenere la “massa magra” (massa muscolare), senza correre il rischio di impoverire il paziente di quel tessuto muscolare che inevitabilmente viene impropriamente consumato nel corso di diete troppo energiche, ma soprattutto di diete non equilibrate.
  • Gli esami da richiedere preliminarmente nello screening del paziente, prima di ammettere lo stesso al trattamento dietetico, sono:

Emocromo

Creatinina

Uricemia

Na+ (sodiemia)

K+ (potassiemia)

T3 – TSH (non indispensabile)

GOT - GPT

Colesterolo + HDL

  • Rappresentano una controindicazione al trattamento chetogenico le seguenti condizioni, alcune delle quali assolute ed altre meno vincolanti:

CONTROINDICAZIONI

(assolute e relative da valutare con il medico)

Insufficienza renale (creatinina > 1,5 mg% e/o GFR < 50 ml/ min.)

Insufficienza epatica grave

Diabete mellito insulino-dipendente (IDDM)

Blocchi atrio ventricolari e aritmie maggiori

Fibrillazione atriale

Insufficienza cardiaca

Ipokaliemia (deficit di potassio)

Uso di diuretici non risparmiatori di potassio (furosemide e idroclorotiazide)

Infarto miocardico

Ictus recenti

Gravidanza e allattamento

Disturbi psichiatrici gravi

Neoplasie evolutive

Giovani in età non fertile

Anziani (età > 65 anni)

Terapie prolungate con cortisonici

  • Fasi della dieta.
    Escludendo quelle situazioni e quelle patologie che sconsiglino il trattamento dieto-terapico chetogenico, la dieta normoproteica chetogenica può consentire, “mangiando”, un più rapido e sicuro ripristino del normale peso corporeo, senza il quale il paziente sovrappeso o obeso, con malattia respiratoria già adeguatamente trattata da un punto di vista farmacologico, non potrà pensare di vedere migliorare la sua dispnea.
    In senso più generale questo vero e proprio “ percorso nutrizionale”, più che non una semplice “dieta dimagrante”, prevede 3 distinte “FASI”:
    • PRIMA FASE: corrisponde al periodo, variabile da qualche settimana a circa tre-quattro mesi, nel quale si assiste alla maggiore perdita di peso. Tale periodo procede fino al raggiungimento di un BMI pari a 22 – 21. Questo periodo prevede la possibilità di ridurre il peso corporeo più speditamente (molto dipende anche, come per ogni dieta che funzioni, dalla volontà di attenersi scrupolosamente alle prescrizioni alimentari), con una modalità di dieta ipocalorica cosiddetta “ classica” che impiega “pacchetti” alimentari mono–porzionati ad identico titolo calorico standardizzato, oppure affidandosi ad una modalità meno rigorosa che ammette qualche concessione alimentare in più, sempre naturalmente assolutamente concordata con il medico prescrittore o con il nutrizionista. Una volta raggiunto il peso desiderato, si passa alla fase successiva.
    • SECONDA FASE: è la cosiddetta fase della TRANSIZIONE, di durata generalmente pari a quella della prima fase, dove si assiste alla progressiva sostituzione dei “pacchetti” alimentari in mono-porzioni, con i normali alimenti della ben nota dieta mediterranea.
    • TERZA FASE: corrisponde al momento in cui la dieta vera e propria è terminata ed il paziente viene istruito a proseguire il suo percorso nutrizionale con un’alimentazione più equilibrata e personalizzata in funzione del suo stile di vita.

Indipendentemente dalla scelta di uno tra i vari approcci dieto-terapici disponibili e di cui quello chetogenico controllato che ho presentato nel testo appare come una delle possibilità percorribili, una qualunque dieta dimagrante equilibrata in grado di ripristinare il normale peso corporeo del paziente sovrappeso con malattia respiratoria, appare come quell’indispensabile ed insostituibile strumento senza il quale i farmaci, da soli, rischiano di risultare insufficienti a garantire al paziente dispnoico il riequilibrio di una normale funzione respiratoria.

Dott. Enrico Ballor

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 Immagine copyright depositphotos\studiom

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