Influenza e polmonite: il parere dello pneumologo

influenza e polmonite invernale

La recente ondata influenzale che si è presentata, come ogni anno, anche in quest’inverno 2017 – 2018, presenta l’occasione per una serie di considerazioni di carattere sanitario, sia da un punto di vista clinico, sia per quanto attiene agli aspetti epidemiologici e preventivi relativi alla miglior gestione della salute pubblica.

  • Parto da una notizia comparsa recentemente sul quotidiano “La Stampa” di Torino, nel quale si portava a conoscenza del pubblico il ricovero in rianimazione di una giovane donna non vaccinata (vaccino antiinfluenzale) di 40 anni, ricoverata in rianimazione per una grave forma polmonitica conseguente ad infezione influenzale da virus AH1N1. Ciò che veniva sottolineato e che stupiva, tuttavia, era il fatto che, mentre si era soliti in passato giustificare tali temibili complicanze quasi esclusivamente in pazienti già compromessi da un punto di vista della salute generale, magari affetti da gravi patologie croniche cardio respiratorie, renali, tumorali o da diabete mellito e da condizioni di immunodepressione, in questo caso, invece, la paziente fosse una persona assolutamente sana e priva di qualsiasi patologia che la facesse appartenere alla fascia dei cosiddetti pazienti “a rischio” (sottinteso “di complicanze da infezione influenzale”). Cosa questa che portava a concludere che, potenzialmente, nessun soggetto non vaccinato possa, allo stato attuale, considerarsi completamente al riparo o immune da eventuali complicazioni, anche serie, legate all’influenza.
  • Polmonite e broncopolmonite possono rappresentare due tra le più serie complicazioni in pazienti infettati dal virus influenzale, di qualsiasi ceppo esso si tratti (quindi non solamente il più temibile ceppo AH1N1). Questo accade in quanto, in particolari condizioni, ma soprattutto come conseguenza del deficit della competenza immunitaria indotta dallo stesso virus influenzale, il polmone può diventare un facile bersaglio dell’infezione virale o di infezioni batteriche conseguenti e sovrapposte all’infezione influenzale (vedi “Batteri e virus responsabili delle polmoniti: il parere dello pneumologo ”), e per questo sviluppare forme di polmonite interstiziale o alveolare, in funzione del diverso agente infettivo responsabile.
  • I pazienti che già presentino una qualsiasi patologia respiratoria cronica, quali broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite cronica, bronchiectasie o fibrosi polmonare, sono maggiormente esposti al rischio di gravi complicanze e di polmonite nel corso della malattia influenzale. Di questo si tenga conto all’atto della scelta di chi vaccinare nel corso delle campagne vaccinali autunno-invernali.
  • Se l’abitudine a somministrare antibiotici in soggetti giovani e sani, fin dall’esordio dei sintomi febbrili influenzali, è pratica da condannare, in quanto inutile da un punto di vista clinico (l’antibiotico non uccide il virus!) e al contempo facilitante la comparsa di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, che già complicano la vita agli pneumologi, agli infettivologi e a tutti quegli specialisti impegnati a controllare le peggiori complicanze infettive delle rispettive patologie d’organo, si tenga conto, tuttavia, che la persistenza di una febbre elevata oltre i 3-4 giorni dalla sua comparsa, in caso di influenza, potrebbe essere dichiarativa del fatto che qualcosa non sta andando secondo le previsioni e che l’assenza di una stabile defevrescenza (risoluzione della febbre) attesa dopo tale periodo, potrebbe essere il segno precoce di una sovrapposta complicazione polmonitica, questa volta si di origine batterica e, come tale, meritevole di trattamento antibiotico, ancor più se colpisce pazienti affetti dalle suddette patologie respiratorie croniche. A questo proposito invito alla lettura del mio articolo “Tosse, dispnea, febbre e dolore al torace: il parere dello pneumologo”, nel quale ho presentato i sintomi che più facilmente devono attirare l’attenzione del paziente influenzato a rischio di successiva evoluzione polmonitica, specie qualora la febbre tenda a persistere elevata oltre il quarto giorno dall’inizio.
  • Come medico, ma ancor più come specialista pneumologo, non mi posso astenere dall’esprimere con forza la necessità di consigliare la vaccinazione antinfluenzale (ma non solo), specie nei pazienti più cagionevoli e portatori di patologie croniche (vedi “Vaccinazione antinfluenzale e malattie polmonari: i consigli dello pneumologo” – “Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo”), tenendo conto del rapporto rischi/benefici e delle complicazioni da vaccino davvero esigue, soprattutto nemmeno paragonabili con i gravi danni che il virus influenzale è in grado di arrecare ai pazienti a rischio. Si tenga conto, a questo proposito, sia di quanto dichiarato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), secondo il quale, insieme alla Gran Bretagna, l’Italia è stato, nel corso del periodo 2016 – 2017, il Paese europeo con la maggior mortalità per influenza in anziani non vaccinati (15 – 20mila morti per complicazioni!), sia di quanto, già nel 2014, scrivevo su questo sito a proposito della pretestuosità e della pochezza scientifica delle strumentalizzazioni anti-vaccino (vedi “Vaccino antinfluenzale 2014: 5 morti. Il vaccino per l’influenza è sicuro? ”).
  • Si ricordi come il rischio polmonitico in corso di infezione influenzale è sempre dietro l’angolo e non è solo la vaccinazione antinfluenzale l’unico strumento utile a fine preventivo da mettere in campo. Si veda a questo proposito quanto riportato nei miei articoli “Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo” e “Vaccini e immunostimolanti nelle infezioni respiratorie dell’età pediatrica ”.

Attenzione, quindi, a non sottovalutare mai l’infezione influenzale e a tener conto del fatto che, in presenza di una persistenza febbrile elevata oltre l’atteso o in caso di comparsa di una tosse particolarmente intensa, di una difficoltà respiratoria o di un dolore al torace (vedi sopra) in corso di influenza, è più prudente farsi visitare dal medico o dallo specialista pneumologo per evitare imprudentemente il rischio di comportamenti impropri o di pericolose e improvvisate terapie “fai da te”! Una radiografia del torace e alcuni semplici esami di laboratorio (vedi “Infezioni e infiammazioni bronchiali e polmonari: VES,PCR e procalcitonina”) potranno, in certi casi consigliati dallo specialista, aiutare a porre una corretta diagnosi di polmonite e ad impostare il relativo e più opportuno trattamento di questa, ancor oggi, temibile patologia, qualche volta, se pur in particolari condizioni o in pazienti predisposti, a rischio di ripresentarsi senza apparente giustificazione (vedi “Polmonite che non guarisce e polmonite che si ripete: i consigli dello pneumologo”). Sia lasciata, pertanto, sempre solo al medico e, ancor più, allo specialista pneumologo e infettivologo, la scelta di iniziare un trattamento antibiotico nei pazienti infettati dal virus dell’influenza.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\fouroaks

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