Fiori, erbe e piante per la respirazione: prodotti naturali e fitoterapia per tosse, catarro e asma

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Ripulire bronchi e polmoni anche senza i farmaci dello pneumologo? Erboristeria e infusi naturali, suffumigi e oli essenziali per curare asma (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite, BPCO ed enfisema polmonare? Tosse e catarro che scompaiono, come per magia, con un buon decotto o con la “tisanina” della nonna? Realtà, immaginazione o “credo” radicato che sia, il mondo del “ curativo efficace”, immaginato e adorato da una gran parte della collettività, non ha limiti quando si parla di ripristinare la salute respiratoria. Proprio in virtù dell’aspetto naturale di certe proprietà curative del mondo vegetale, considerate spesso ben distanti da quel mondo farmacologico classicamente “ ortodosso” e incontestabilmente “scientifico ” dal quale molti rifuggono, in quanto percepito troppo “chimico”, innaturalmente artificiale e ricco di effetti avversi e di controindicazioni, lo spazio per la cura direttamente fornita dalla natura si è nel tempo fatto sempre più ampio, arruolando ormai veri eserciti di pazienti che per nulla al mondo rinuncerebbero a curarsi con le “erbe”.

Senza voler entrare nel merito della maggiore o minore efficacia del trattamento delle forme respiratorie con i fitoterapici (medicamenti di origine vegetale), prendo atto degli innegabili vantaggi che nella pratica clinica derivano dall’impiego degli estratti di certe piante dalle indiscusse proprietà terapeutiche. Tra queste la Digitalis lanata (digitale), contenente quel principio attivo della digossina e della digitossina ad azione cardioattiva, impiegata in cardiologia nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco e non solo. Curioso e interessato come sono a tutto ciò che è scienza, intesa come “osservazione del reale”, vorrei esporre quali piante sono oggi, da più parti, ritenute utili per la cura di alcune malattie respiratorie, ma soprattutto per il controllo di alcuni dei loro sintomi. Per quanto, senza eccedere in esagerazioni poco scientifiche che sanno di miracolistico, sia possibile riscontrare benefici effetti curativi in molte delle piante e dei prodotti della natura di seguito trattati, non mi stancherò mai di ricordare quanto sia importante una diagnosi corretta che preceda un qualsiasi trattamento, pena il veder andare delusi i tentativi messi in campo per risolvere il problema.

Ricordo come tosse e catarro possano essere espressione di cause talora assai diverse, da una banale irritazione acuta delle vie aeree, fino ad un  loro sospetto persistere nel caso in cui rappresentino la conseguenza di una serie di problemi ben più seri. Tra questi, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchite cronica bronchiectasica e, specie nei fumatori, il tumore ai polmoni e ai bronchi (vedi “ Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”), situazioni tutte che, specie l’ultima, spesso non ammettono ritardi diagnostici oltre il tempo indispensabile a garantirne un’efficacia curativa dipendente dalla precocità e dalla correttezza dell’intervento terapeutico. Trattare la tosse persistente di un tumore polmonare non ancora individuato, secca o produttiva che essa possa essere (vedi “ Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo ” – “ Tosse con catarro: il parere dello pneumologo”), con una tisana o con un “suffumigio”, che trasformi in fumo o in vapore foglie, fiori o altri derivati vegetali per consentirne l’inalazione dei principi attivi, rischia solo di posticipare pericolosamente il momento di una diagnosi che, per necessità, non dev’essere tardiva! 

Le formulazioni e le composizioni di fiori e foglie consigliate dagli erboristi, variamente accoppiati tra loro , si può dire che non abbiano limiti da un punto di vista delle varietà proposte e della ricchezza della fantasia associativa. Infusi inalati o sorseggiati come piacevoli bevande vengono suddivisi in classi di preparati aventi una specifica azione (o qualcosa di simile), in grado di risolvere un determinato sintomo o una specifica conseguenza della patologia respiratoria. Esistono, pertanto, piante ed erbe usate in fitoterapia in grado di produrre un effetto mucolitico (o fluidificante) sulle secrezioni catarrali (vedi “Acqua: la migliore terapia mucolitica ”). Altre, invece, dotate di proprietà antinfiammatorie sulle vie aeree e capaci, per questo, di agire favorevolmente come sedativi della tosse. Altre, ancora, fornite di proprietà balsamiche, in quanto ricche di oli essenziali presenti nelle sostanze resinose intensamente profumate che spesso producono, quali le piante del genere Eucalipto (Eucalyptus – famiglia delle Mirtacee) e il Pino (Pinus – famiglia delle Pinacee). In altri casi sono le proprietà antiallergiche a essere sfruttate in fitoterapia, per alleviare i fastidiosi sintomi delle malattie allergiche respiratorie (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” – “ Pollinosi”). In altri, ancora, le dichiarate virtù immunostimolanti e antimicrobiche. Per non dimenticare, infine, fiori e foglie in grado di produrre un effetto bechico (o espettorante) o antiasmatico.  

Vediamo, allora, una rapida panoramica di quali piante sono più frequentemente impiegate per ognuno dei diversi gruppi di proprietà sopra indicate, tenendo conto del fatto che, spesso, ad una stessa pianta vengono ascritte una o più di queste. 

  • Piante con effetto antiasmatico: si diceva di George Sand, la discussa compagna di Chopin, che per contenere il disagio della malattia asmatica da cui era affetta,  fumasse sigarette allo Stramonio (Datura stramonium), pianta appartenente alla famiglia delle Solanacee che, francamente, oggi non consiglierei per curare l’asma! E’ noto, infatti, come in special modo nei suoi semi, ma anche nei fiori e nelle foglie, siano presenti, in elevata concentrazione, atropina e scopolamina, potenti alcaloidi dotati di proprietà anticolinergiche (anti-acetilcoliniche) in grado di agire a livello del sistemaneurovegetativo viscerale parasimpatico (recettori muscarinici del sistema del nervo vago), inducendo, tra l’altro, oltre ai ben noti effetti allucinogeni e sedativo-narcotici, anche la broncodilatazione. Il fondamento funzionale di tale effetto in terapia, abbandonato in quella forma per i gravi effetti collaterali e per la grave dipendenza che procurava, è stato attualmente riproposto con i ben più nuovi, sicuri ed efficaci anticolinergici – antimuscarinici  a lunga durata d’azione  (LAMA – tiotropio, glicopirronio, aclidinio, umeclidinio, ecc.) (vedi “ I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo” – “ Asma allergico scarsamente controllato: nuove proposte terapeutiche dallo pneumologo ” – “ Farmaci broncodilatatori nei pazienti con BPCO ed enfisema polmonare ”), in grado di rappresentare un ottimo strumento farmacologico nel trattamento delle malattie respiratorie che presentino, alla spirometria, un’ostruzione  bronchiale.
    Ma oltre allo stramonio, ormai abbandonato per i motivi detti prima, altre piante sono ancora consigliate dall’erborista per le loro proprietà antiasmatiche. Tra queste i fiori della Grindelia (Grindelia robusta) della famiglia delle Asteracee (Composite), dell’Issopo (Hyssopus officinalis), della famiglia delle Lamiacee, del Timo (Tymus vulgaris), spesso gradito sulla carni e  del Marrubio (Marrubium vulgare) che, come l’Issopo, appartiene alla famiglia delle Lamiacee. Ma anche i semi di alcune piante vantano proprietà antiasmatiche nella tradizione erboristica, tra le quali l’Anice (Pimpinella anisum), pianta dall’inconfondibile sapore, appartenente alla famiglia delle Apiacee (Ombrellifere). Lo stesso dicasi per le radici dell’Enula (Inula helenium), pianta dai bei fiori gialli della famiglia delle Asteracee, della Picrorhiza (Picrorhiza kurroa), pianta himalayana della famiglia delle Scrophulariacee, delle piante del genere Coleus, della famiglia delle Lamiacee, dal quale viene estratto il  forskolin, prodotto derivato dalle radici, dalle dichiarate proprietà antiasmatiche. Le stesse virtù antispastiche sui bronchi sembrano appartenere anche ai frutti della Visnaga (Amni visnaga), pianta della famiglia delle Apiacee (Ombrellifere), e alle parti erbacee della Rosolida (Drosera rotundifolia), pianta carnivora della famiglia delle Droseracee, della Tilofora (Tylophora asthmatica), pianta rampicante indiana, dell’Efedra (Efedra sinica) e dell’Euforbia (Euphorbia hirta), pianta indiana anche soprannominata “pianta anti-asma”. Anche la resina della Boswellia (Boswellia serrata), pianta appartenente alla famiglia delle Burseracee, originaria delle regioni subtropicali dell’Africa e dell’Arabia Saudita, è nota per le sue virtù antiasmatiche. Lo stesso dicasi delle parti aeree e delle foglie della Marijuana (Cannabis sativa), dell’Edera (Hedera helix) appartenente alla famiglia delle Araliacee, della Ginkgo (Ginkgo biloba), appartenente alla famiglia delle Ginkgoacee, e dell’olio essenziale e delle foglie dell’Artemisia (Artemisia argyi), pianta erbacea della famiglia delle Composite (Asteracee), nativa della Cina.    
  • Piante con effetto mucolitico: l’effetto mucolitico, anche detto effetto fluidificante, opera direttamente sulle secrezioni catarrali che si producono nel corso dei processi infiammatori che interessano le vie aeree, favorendo l’espettorazione attraverso una modificazione della loro composizione e della loro idratazione tale da renderle più fluide. Sono dotate di questa proprietà le radici dell’Enula (Inula helenium), i fiori del Marrubio d’acqua (Lycopus europaeus), detto anche piede di lupo e appartenente alla famiglia delle Lamiacee, e del Verbasco (Verbascum thapsus), detto anche tasso barbasso e appartenente alla famiglia delle Scrophulariacee. Ha proprietà mucolitiche anche la pianta intera del Marrubio nero (Ballota foetida), della famiglia delle Lamiacee, e le foglie dell’Edera terrestre (Glechoma hederacea), della famiglia delle Lamiacee, della Primula odorosa (Primula veris), della famiglia delle Primulacee (anche i fiori), del Lauroceraso (Prunus laurocerasus), della famiglia delle Rosacee e delle piante del genere Diplotaxis, alle quali appartiene Diplotaxis tenuifolia , appartenente alla famiglia delle Brassicacee (Crocifere). Stessa azione fluidificante sulle secrezioni si ascrive all’erba Erisimio (Sisymbrium officinale), anche detta Erba cornacchia o Erba dei cantanti, appartenente alla famiglia delle Brassicacee, e ai bulbi dell’Aglio (Allium sativum) e della Cipolla (Allium cepa), appartenenti alla famiglia delle Liliacee (recente riattribuzione alle Amaryllidacee).
  • Piante con effetto antinfiammatorio e sedativo: la loro azione si riassume in una più generale capacità di ridurre l’infiammazione delle mucose dell’apparato respiratorio, riducendo la produzione dei secreti catarrali e operando, in tal modo, riducendo la tosse conseguente e l’ostruzione delle vie aeree. Integrano la loro azione con le erbe ad azione mucolitica ed espettorante (azione bechica). Possiedono proprietà antinfiammatorie i fiori, le foglie e le radici dell’Altea comune (Althea officinalis) e della Malva (Malva silvestris), appartenenti alla famiglia delle Malvacee. Lo stesso dicasi per le parti aeree e per le foglie del Capelvenere (Adiantum capillus veneris), felce della famiglia delle Adiantacee, per i semi, le foglie e le bacche del Ribes nero (Ribes nigrum), della famiglia delle Sassifragacee, e per le foglie e il frutto dell’Ananas (Ananas sativus), appartenente alla famiglia delle Bromeliacee, da cui il principio attivo bromelina, ad attività antinfiammatoria, in esso contenuto.  Ben nota è l’attività antinfiammatoria svolta dall’acido salicilico contenuto nella corteccia del Salice bianco (Salix alba), pianta della famiglia delle Salicacee. Svolgono la stessa azione anche i talli del Muschio d’Irlanda (Chondrus cripsus) e del Lichene islandico (Cetraria islandica). Interessanti sono poi le radici dell’Arpagofito (Harpagophytum procumbens), pianta erbacea africana della famiglia delle Pedaliacee, nota volgarmente come “ artiglio del diavolo”, e le parti aeree della Chiretta verde (Andrographis paniculata), pianta indiana della famiglia delle Acantacee. Lo stesso vale per i fiori e per le foglie del Sambuco (Sambucus nigra), pianta della famiglia delle Adoxacee e per i fiori dell’Elicriso (Helichrysum italicum), pianta della famiglia delle Asteracee (Composite), che in Sardegna ci accoglie con quel suo intensissimo profumo di liquirizia. Quest’ultima è dotata anche di una discreta attività antistaminica ed è per questo che viene utilizzata anche come antiallergico. Anche i fiori e le foglie dell’Achillea millefoglie (Achillea millefolium), della famiglia delle Asteracee (Composite), hanno proprietà antinfiammatorie, così come i rizomi della Primula odorosa ( Primula officinalis). 
  • Piante con effetto balsamico: con il loro intenso profumo, proprio dei “balsami” ricchi di olii volatili profumati, esplicano un’azione “ rinfrescante”, favorendo il respiro e la percezione dell’“aria che entra” come fatto piacevole. Per capirci, favoriscono quella sensazione di intensa freschezza che si prova quando si compie un ampio respiro a bocca aperta dopo aver tenuto in bocca una caramella alla menta. Sono dotati di questa proprietà balsamica i fiori della Lavanda (Lavandula angustifolia), pianta della famiglia delle Lamiacee e le foglie dell’Eucalipto (Eucalyptus globulus), pianta australiana della famiglia delle Mirtacee tanto gradita ai koala e contenente il cineolo che ne rappresenta il principio attivo.  Hanno, altresì, proprietà balsamiche i semi dell’Anice (Pimpinella anisum) e i frutti dell’Anice stellato (Illicium anisatum), pianta della famiglia delle Magnoliacee, gli aghi e le gemme del Pino (Pinus sylvestris), pianta della famiglia delle Pinacee e le bacche e i frutti del Cipresso (Cupressus sempervirens) e del Ginepro (Juniperus), entrambi della famiglia delle Cupressacee. La stessa capacità balsamica viene riconosciuta anche alla corteccia del  Myroxylon balsamum, dalla quale viene estratto il balsamo del Perù, materiale resinoso dall’intenso profumo e alla corteccia del Myroxylon toluiferum, dalla quale si ottiene il profumatissimo balsamo del Tolù, piccolo comune della Colombia dal quale prende il nome. E per finire, sono fornite di un’intensa attività balsamica anche le foglie e i fiori della Menta piperita (Mentha piperita) e i fiori del Rosmarino (Rosmarinus officinalis), entrambe piante della famiglia delle Lamiacee, e le foglie del Niaouli (Melaleuca viridiflora), piccola pianta australiana della famiglia delle Mirtacee.    
  • Piante con effetto antiallergico: il loro effetto è orientato a limitare i disagi conseguenti alle manifestazioni allergiche sulle vie aeree, esplicando sulla mucosa delle stesse un’azione protettiva e antiallergica e riducendo la sensazione di “chiusura”, specie del naso, svolta dall’istamina sulle mucose. Un’interessante proprietà antistaminica, ad esempio, è riconosciuta all’Elicriso, già visto prima a  proposito del suo effetto antinfiammatorio. Lo stesso vale anche per i semi, per le foglie e per le bacche del Ribes nero, già visto sopra a proposito delle sue proprietà antinfiammatorie. Altre piante utilizzate per il trattamento di alcune malattie respiratorie allergiche, già prese in considerazione precedentemente per alcune loro proprietà oltre a quelle antiallergiche qui trattate (vedi anche tabella riassuntiva in fondo al testo), sono la Boswellia serrata (resina), la Ginkgo biloba (foglie), il bulbo della Cipolla (Allium cepa), l’Edera (foglie) e la Picrorhiza kurroa (radici). Ricordo, ancora, i rizomi della Liquirizia (Glycyrriza glabra), appartenente alla famiglia delle Fabiacee, le foglie della Plantaggine o Lanciuola (Plantago lanceolata), pianta della famiglia della Plantaginacee, i frutti del Pepe lungo (Piper longum) (Piperacee), oltre alle foglie e ai semi della Perilla frutescens (Perilla frutescens), pianta della famiglia delle Lamiacee.  
  • Piante con effetto immunostimolante: ad esse verrebbero  riconosciute proprietà stimolanti le difese naturali non solamente di tipo fisico, nei termini di una vera e propria attivazione delle difese immunitarie,  ma capaci anche di agire sul versante della resilienza allo stress. A queste appartiene la tanto pubblicizzata Echinacea (Echinacea angustifolia), della famiglia delle Asteracee (Composite), della quale vengono utilizzate soprattutto le radici. A questa pianta si riconoscono, altresì, proprietà antimicrobiche (vedi sotto), che ne completerebbero le tanto decantate virtù antiinfettive. Oltre all’Echinacea, sembrano godere delle stesse proprietà immunostimolanti anche le radici delle varie specie del genere Ginseng (Panax L.), della famiglia delle Araliacee, quelle dell’Astragalo (Astragalus membranaceus), noto anche come Huángqi, quelle del Ginseng indiano (Withania somnifera), nota anche come Aswagandha o uva spina velenosa o ciliegia d’inverno, appartenente alla famiglia delle Solanacee, e quelle dell’Eleuterococco (Eleuterococcus senticosus), pianta delle famiglia delle Araliacee, originaria della Mongolia e della regione siberiana e, per questo, nota anche come Ginseng siberiano. Lo stesso dicasi per radici, foglie e corteccia dell’Uncaria (Uncaria tormentosa), pianta della famiglia delle Rubiacee, e per i rizomi della Curcuma (Curcuma longa), pianta erbacea asiatica della famiglia delle Zingiberacee, nota come spezia di largo impiego nella cucina indiana e della Liquirizia (Glycyrriza glabra), già presa in considerazione a proposito delle sue proprietà antiallergiche. Sembrano stimolare l’immunità anche le foglie della Centella (Hydrocotyle asiatica), pianta della famiglia delle Apiacee (Ombrellifere), dell’Aloe (Aloe vera), appartenente alla famiglia delle Aloeacee e le fronde algali del Fucus (Fucus vesiculosus), alga marina bruna della famiglia delle Fucacee, nota anche come quercia marina.       
  • Piante con effetto antimicrobico-disinfettante: le proprietà di queste piante sembrano riassumersi nella capacità di antagonizzare la crescita microbica, con un’attività variabile da un effetto batteriostatico (blocco della crescita), ad uno più francamente battericida (morte del microrganismo). Alcune di queste piante le abbiamo già incontrate prima, in quanto dotate di diverse proprietà sovrapposte. Tra queste sono da segnalare i bulbi dell’Aglio (Allium sativum), i fiori del Timo (Tymus vulgaris), le radici dell’Echinacea, le parti erbacee della Rosolida (Drosera rotundifolia) e le bacche del Ginepro (Juniperus). Azione antimicrobica sembrano svolgere anche le foglie del Thè (Camellia sinensis), pianta del genere Camellia, appartenente alla famiglia delle Theacee, dai cui germogli e dalle cui foglie originano tutti i tipi di thè, compreso quello verde, che si differenziano tra di loro solamente per la lavorazione alla quale viene sottoposto il prodotto grezzo. Lo stesso si può dire delle foglie dell’Uva ursina (Arctostaphylos uva ursi), della famiglia delle Ericacee, di quelle dell’Albero del thè (Melaleuca alternifolia), della famiglia delle Mirtacee e dell’olio essenziale di Cajeput, estratto per distillazione dalle foglie della Melaleuca leucadendra, pianta sempreverde della Malesia appartenente alla famiglia delle Mirtacee. Hanno attività antimicrobica anche i rizomi della Tormentilla (Potentilla erecta ), della famiglia delle Rosacee, i fiori dei Chiodi di garofano (Syzygium aromaticum), pianta della famiglia delle Mirtacee, i fiori e le foglie della Pilosella (Hieracium pilosella), pianta appartenente alla famiglia delle Asteracee (Composite), la corteccia della Cannella (Cinnamomum zeylanicum), sempreverde appartenente alla famiglia delle Lauracee e, per finire, le radici, i semi e le foglie della Bardana maggiore (Arctium lappa), pianta appartenente alla famiglia della Asteracee (Composite).
  • Piante con effetto bechico (espettorante): la loro azione consiste nel facilitare il trasporto del muco, presente nelle vie aeree, che avviene ad opera delle apposite “ ciglia” poste sulle cellule che tappezzano la mucosa respiratoria. Tale funzione è anche nota come “ clearance” muco-cigliare. Molte di queste piante le abbiamo già incontrate prima, in quanto alcune di esse esercitano contemporaneamente anche altre proprietà curative tra quelle balsamiche, antiasmatiche, antiallergiche, immunostimolanti e antimicrobiche già viste. Ricordo, quindi, le foglie dell’Eucalipto (Eucalyptus globulus) e dell’Edera (Hedera helix), i rizomi della Liquirizia (Glycyrriza glabra), le radici, i fiori e le foglie dell’Altea comune (Althea officinalis), le bacche e i frutti del Cipresso (Cupressus sempervirens), i fiori del Timo (Tymus vulgaris) e della Lavanda (Lavandula angustifolia), i semi dell’Anice (Pimpinella anisum), le foglie e i fiori della Menta piperita (Mentha piperita), le parti erbacee della Rosolida (Drosera rotundifolia) e le foglie e le parti aeree del Capelvenere (Adiantum capillus veneris). Proprietà bechiche vengono, altresì, riconosciute ai fiori e alle foglie della Tossilaggine comune (Tussilago farfara), pianta appartenente alla famiglia delle Asteracee (Composite), ai frutti del Finocchio (Foeniculum vulgare), nota pianta erbacea coltivata della famiglia delle Apiacee e ai fiori del Papavero comune (Papaver rhoeas), noto anche come “rosolaccio”, appartenente alla famiglia delle Papaveracee.

A questo punto mi pare utile una tabella riassuntiva nella quale, per facilità di ricerca, compaiano in ordine alfabetico le diverse piante viste sopra. Accanto ad ognuna vengono riportate le dichiarate proprietà che le contraddistinguono e che ne potrebbero giustificare l’uso nel corso di alcuni problemi respiratori.

piante e proprieta

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Si tenga sempre presente il fatto che, per quanto se ben usate siano in grado di aiutare nella cura delle malattie e dei sintomi respiratori, le piante non sono “solo erbe”, ma sono prodotti naturali del mondo vegetale che qualche volta possono nascondere particolari insidie ed effetti collaterali poi non tanto dissimili da quelli conseguenti all’uso di moti farmaci. Pensiamo, infatti, alle molte possibilità di sensibilizzazione allergica alle piante, in grado di esprimersi clinicamente non solamente a livello del naso (vedi “ Rinite allergica”), ma anche a livello dell’intero apparato respiratorio, con disturbi allergici delle vie aeree, primo tra tutti l’asma allergico. Consideriamo, ad esempio, la possibilità d’impiego di Artemisia inserita in una miscela di più erbe impiegate per il trattamento di una condizione asmatica. Appartenente, come l’Ambrosia, alla famiglia delle Composite (Asteracee – vedi “Asma allergico da ambrosia: il parere dello pneumologo ”), se somministrata ad un paziente allergico all’Ambrosia, rischierebbe non solamente di non risolvere le crisi asmatiche, ma addirittura di provocarle attraverso componenti biologiche e molecolari allergeniche qualche volta condivise dalle due specie!

Lo stesso vale per il propoli, sostanza resinosa raccolta dalle api sulle piante e sulle loro gemme dalle tanto decantate proprietà, anche se non appartenente strettamente al mondo della fitoterapia. Impiegato nel trattamento di alcuni disturbi respiratori (prudenziale l’astensione durante la gestazione e l’allattamento), ad esso viene riconosciuta la capacità di stimolare le difese immunitarie dell'organismo, oltre ad un’azione disinfettante (batteriostatica e battericida) ed antiinfiammatoria, esplicando una funzione difensiva contro le malattie infettivo-infiammatorie del tratto respiratorio e integrando, in tal senso, le misure preventive delle patologie  respiratorie dei mesi freddi, tra le quali l’impiego di vaccini e di altri immunostimolanti (vedi “ Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo “ – “ Vaccini e immunostimolanti nelle infezioni respiratorie dell’età pediatrica ” – “ Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo ”). A queste sostanze resinose, che rappresentano il 50% circa della composizione del propoli, le api aggiungono granuli di polline (mai inferiore al 5%), ed enzimi e cere da loro prodotte (circa 30%), modificando la composizione della resina grezza iniziale fino ad ottenere il prodotto finito. Proprio in virtù della diversa origine dei luoghi di raccolta del materiale resinoso, molte sono le specie arboree alle quali le api attingono per produrre il loro propoli. Tra le piante oggetto di maggior interesse da parte degl’insetti ma, al contempo, di maggior interesse allergologico, posso ricordare i pioppi, le betulle, i noccioli e gli ontani, oltre a frassini, querce, ippocastani, faggi, pruni e salici. Essendo tutte le succitate piante causa frequente di allergie respiratorie, nel caso in cui il paziente dovesse presentare una sensibilizzazione allergica ad una o a più di esse, la possibilità di esporlo al rischio di una crisi respiratoria allergica dovrebbe consigliare l’assoluta astensione dalla somministrazione orale del prodotto in una sua qualunque forma. Aggiungo che, se si osserva la composizione del propoli, in essa si ritrovano sostanze che potrebbero interferire, in certi casi, con il benessere respiratorio e generale di certi pazienti. Alludo, ad esempio, alla presenza dell’acido salicilico, frequentemente riscontrabile come prodotto naturale in diversi prodotti vegetali, che potrebbe comportare qualche problema nei pazienti intolleranti all’Aspirina e ai salicilati in genere (vedi “ Asma indotto da Aspirina (A.I.A.): il parere dello pneumologo ” – “ Farmaci che possono provocare asma o causare danni ai polmoni e alla funzione respiratoria ”). Si consideri che, in questi pazienti, esiste una dettagliata serie di alimenti e di comportamenti da evitare, utili a ridurre i rischi di incorrere in una crisi respiratoria (vedi la tabella nel testo di “Asma bronchiale” e “ Alimentazione e dieta con l’asma: i consigli dello pneumologo ”). Anche la presenza di cumarine, che figurano nella composizione del propoli, controindicate nei pazienti in trattamento con farmaci anticoagulanti orali (vedi “ Nuova terapia anticoagulante orale nell’embolia polmonare: il punto dello pneumologo sui NAO ”), potrebbero rappresentare una bella limitazione al suo impiego in questi pazienti, al fine di evitare pericolose interferenze nella terapia anticoagulante orale classica (TAO).

Per concludere, quindi, ben venga la fitoterapia e l’uso di prodotti naturali nel trattamento dei problemi respiratori, evitando in ogni caso le demonizzazioni, ma fuggendo, altresì, dagli eccessi di entusiasmo. Essa possa sempre essere, con intelligenza, al servizio dell’integrazione dei diversi aspetti di un unico “curare”, in un campo in cui la ragione e la prudenza devono farla da padroni. Un “aiutino” al trattamento scientifico e farmacologico dei problemi bronchiali e polmonari che consenta una terza via, tra l’eccesso di medicinali ed il “ non far nulla” dei “naturisti” assoluti, può rappresentare un modo interessante di adiuvare i grandi vantaggi della tradizionale medicina “dimostrabile”, mai da disprezzare.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\pathastings

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