Tosse che non passa con i farmaci. Antitosse: quando usarli e quando non insistere

tosse che non passa antitosse

Gocce per la tosse, sciroppi ed elisir antitosse. Può capitare allo pneumologo di venir consultato solo a cose fatte, quando cioè la tosse, pur trattata con sedativi e calmanti vari, non accenna ad andarsene o, peggio ancora, tende a peggiorare, lasciando i farmaci più problemi che soluzioni. Ciò che sarebbe sempre meglio fare, prima di tutto, è la “diagnosi”, cioè la corretta individuazione della causa responsabile della tosse, senza lanciarsi in tentativi approssimativi con la speranza di azzeccarci. Essendo essa più frequentemente conseguente a comuni episodi infettivo-infiammatori acuti delle vie aeree anche non febbrili, è comprensibile come gran parte di chi tossisce cerchi di tentare una soluzione ricorrendo inizialmente a sciroppi, sciroppini e tisanine che, non risolvendo in molti casi il problema, autorizzano il paziente all’auto-prescrizione di farmaci anti-tosse più impegnativi, tra i quali quelli a base di derivati oppiacei (codeina), spesso assunti impropriamente solo in quanto già presenti nel proprio mobiletto delle medicine o in quello dell’immancabile vicina di casa compiacente.

Vediamo, allora, in quali casi una tosse persistente, impropriamente trattata, rischia di rappresentare un problema di non poco conto, specie nel caso in cui ci si intestardisca ad insistere con terapie empiriche e non si accetti di farsi aiutare da chi, per “mestiere” (il medico e lo specialista pneumologo), ha più esperienza.

  • Tosse post-infettiva: esistono alcuni quadri infettivi che interessano le vie aeree, sostenuti da batteri o da virus, che possono rendersi responsabili di una tosse persistente d’intensità e durata non comuni. A parte la ben nota tosse stizzosa classicamente prodotta dalla pertosse, infezione microbica delle vie aeree sostenuta dal batterio Bordetella pertussis, altre infezioni, specie di origine virale, possono essere responsabili di quadri tussigeni qualche volta non inferiori, per durata e intensità del sintomo, a quello della stessa pertosse, rendendo spesso quasi inutile la somministrazione di farmaci antitosse. Può capitare, inoltre, che in un certo numero di casi la durata della tosse si protragga anche per molte settimane o mesi, facendo ipotizzare al paziente guai ben più seri. Dico ciò per tranquillizzare coloro che si trovino in tale circostanza, sottolineando, tuttavia, come la benignità clinica di questa situazione debba necessariamente sempre essere confermata dal medico o dallo specialista, sole figure in grado di escludere patologie più serie.
  • Asma allergico: una tra le più classiche condizioni responsabili della presenza di una tosse secca, spesso fortemente irritativa e persistente nel tempo, è la fase pre-clinica dell’ asma bronchiale, specie se allergico, avente un significato di vero e proprio “equivalente asmatico” in pazienti che ancora non presentino tutti e quattro i classici sintomi della patologia: dispnea (difficoltà respiratoria), tosse, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al petto. Anche in questo caso la somministrazione di antitosse non produce risultati, in quanto l’irritazione dei recettori di tosse si sostiene con un meccanismo irritativo che appartiene a quell’iperreattività bronchiale aspecifica, propria dei pazienti che presentino una condizione asmatica, che può trovare beneficio solamente in un trattamento che tenga conto soprattutto di tale ipotesi patogenetica.
  • Tumore polmonare: anche il tumore ai polmoni e ai bronchi può divenire responsabile di una tosse spesso insistente e irritativa, che qualche volta risponde scarsamente ai sedativi della tosse. Naturalmente, senza pensare subito al peggio nel caso in cui tenda a persistere più a lungo, invito a non sottovalutare l’eventuale incompleta risoluzione del sintomo entro un ragionevole periodo di tempo che collocherei, per ragioni prudenziali, intorno alle due settimane. La valutazione medica, ancora una volta, sarà indispensabile per dare il giusto peso alla sua fastidiosa persistenza.
  • Presenza di tumori del mediastino (linfomi): è questa una tra le più classiche situazioni in cui la tosse, pur trattata con farmaci sedativi, non accenna a diminuire, ma anzi tende a divenire nel tempo sempre più intensa e insopportabile. Lo specialista, dopo aver visitato accuratamente il paziente ed aver sentito la sua storia anamnestica (vedi “La visita pneumologica” e “ La visita pneumologica presentata dallo pneumologo”), prescriverà i più opportuni accertamenti clinico-strumentali finalizzati all’individuazione del problema.
  • Versamento pleurico: è una delle classiche situazioni in cui, specie se accompagnata da dispnea, la tosse tende a non passare con la sola somministrazione di farmaci antitosse. Una sua parziale attenuazione, infatti, comporta la pressoché costante ripresa del sintomo non appena i sedativi della tosse vengano ridotti o abbandonati.
  • Fibrosi interstiziale: è un altro tra i più frequenti quadri clinici polmonari responsabili di tosse fastidiosa e spesso insistente, causa, con l’andare del tempo, anche di dispnea. La tosse che compare in corso di fibrosi polmonare risponde in modo assai parziale ai farmaci anti-tosse.
  • Scompenso cardiaco: anche lo scompenso cardiaco può rendersi responsabile della presenza di una tosse secca e persistente, resistente ai farci anti-tosse, che più facilmente compare nel corso della notte o in posizione coricata (vedi “Dispnea parossistica notturna ” e “Edema polmonare acuto”).

In assenza di una diagnosi di certezza relativa alle vere cause responsabili di una tosse insistente, specie se secca e che perduri oltre il ragionevole periodo di dieci-quindici giorni, insistere con l’assunzione di farmaci sedativi auto-prescritti rischia semplicemente di ritardare la corretta diagnosi, precludendo la possibilità di un trattamento efficace ed esponendo il paziente alle conseguenze talora serie derivanti dalla mancata diagnosi.

Se un iniziale temporaneo tentativo, quindi, pur anche con i rimedi della nonna, è ammissibile a patto che non si insista nel caso in cui il risultato tenda a tardare o a non essere sufficiente, la persistenza della tosse oltre i dieci-quindici giorni al massimo deve invece rappresentare un limite oltre il quale non andare. Consiglio sempre, in questo caso, di abbandonare il trattamento empirico che procede “al buio”, per passar la mano finalmente al medico o allo specialista. Nel caso in cui, invece, la tosse dovesse presentarsi contemporaneamente alla dispnea, consiglio di evitare fin da subito qualsiasi tentativo “naif ” auto-gestito e di rivolgersi immediatamente al medico.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\vectomarc

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