Asma grave eosinofilo: lo pneumologo e il mepolizumab anti –IL-5

asma eosinofilo anticorpo monoclonale

E’ stato recentemente approvato anche in Italia l’uso di un nuovo anticorpo monoclonale per una particolare forma di asma bronchiale (vedi “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”), quella cosiddetta grave “a eosinofili”, riconoscendo nella presenza degli “eosinofili” (particolari globuli bianchi) in circolo (sangue) e a livello della mucosa bronchiale, la principale causa scatenante e favorente di questa particolare variante clinica dell’asma che si presenta con i suoi classici quattro sintomi consistenti in tosse, dispnea (difficoltà respiratoria) prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace. Sto parlando del mepolizumab, anticorpo monoclonale attivo contro l’interleuchina-5 (IL-5), citochina prodotta dai linfociti-T in grado di stimolare il reclutamento delle cellule eosinofile presenti nel sangue e di favorirne la concentrazione a livello bronchiale dove, specie se presenti in grande quantità, esse svolgono la loro azione lesiva e infiammatoria sui tessuti bronchiali ad opera di due sostanze da loro stesse prodotte, e precisamente la proteina cationica eosinofila – ECF ( eosinophil cationic protein) e la proteina basica maggiore – MBP (major basic protein). L’infiammazione eosinofila è responsabile, in questo particolare fenotipo di asma grave, di quella persistente infiammazione dei bronchi che si rende poi responsabile del mantenimento dei sintomi della malattia e della notevole difficoltà a controllarne le espressioni cliniche (vedi “ Crisi d’asma e rischio morte: i consigli dello pneumologo ”).

L’asma con le sopradescritte caratteristiche definisce, come detto prima, una particolare condizione clinica di “asma grave ” (vedi “ Anticorpi monoclonali per lo pneumologo: omalizumab per la terapia dell’asma grave ”), per la quale è stato autorizzato l’uso di questo nuovo anticorpo monoclonale. Per essere più precisi il suo impiego è stato destinato all’asma grave eosinofilo cosiddetto “ refrattario”, cioè a quella condizione asmatica che richiede dosaggi medio-alti di farmaci inalatori in associazione cortisonico-broncodilatatore (ICS/LABA) (GRAVE) (vedi: “ I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo ”), che presenta livelli elevati di eosinofili nel sangue (> 150 cellule/mm3 in condizioni basali, con > 300 cellule/mm 3 nei 12 mesi precedenti l’inizio del farmaco) (EOSINOFILO) e che presenta due o più episodi di riacutizzazione clinica, spesso accompagnati da un aumento degli eosinofili nel sangue, nei 12 mesi precedenti l’inizio del farmaco o che necessita di terapia cortisonica continuativa con cortisonici somministrati per via orale (OCS – Oral Corticosteroids) in aggiunta alla terapia inalatoria massimale per almeno 6 mesi nel corso dell’ultimo anno (Step 4 e 5 delle linee guida GINA) (REFRATTARIO).

Il trattamento con mepolizumab, somministrato in pazienti di età uguale o superiore a 12 anni, per via sottocutanea ogni 4 settimane alla dose standard di 100 mg. indipendentemente dal peso corporeo, aggiunto (mai in terapia esclusiva!) alla normale terapia dell’asma prevista dalle linee guida internazionali per quel livello di espressione clinica, porta ad una significativa riduzione degli eosinofili nel sangue associata ad una contemporanea riduzione del loro numero a livello della mucosa bronchiale. Ciò determina una notevole attenuazione di quella fenomenologia infiammatoria dei bronchi eosinofilo-correlata che sostiene i sintomi (vedi “ Ossido nitrico esalato (FeNO), asma allergico e infiammazione dei bronchi ”) e che si esprime, sul piano clinico, con una riduzione talora notevole della dispnea e con il consensuale miglioramento della funzionalità respiratoria valutabile con la spirometria, oltre alla significativa riduzione del numero e della gravità delle riacutizzazioni asmatiche, alcune delle quali responsabili di ricovero ospedaliero. Il miglioramento della qualità di vita nei pazienti trattati, a patto che si attui, da parte dello specialista pneumologo, allergologo o immunologo, la terapia solo dopo attenta selezione dei soli pazienti aventi le caratteristiche sopra descritte, è ottenibile con un prezzo da pagare in termini di reazioni avverse relativamente contenuto.

Come già ho avuto modo di sottolineare in molti altri articoli pubblicati nel presente sito ogni qual volta si parli di farmaci, anche per il mepolizumab, come per altre molecole farmacologiche, vale la regola secondo la quale i farmaci non devono mai essere auto-prescritti né tantomeno autogestiti, lasciando in ogni caso allo specialista che segue il paziente sia la valutazione dell’efficacia del trattamento in corso, sia l’opportunità della sua prosecuzione a lungo termine.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\nickondr

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