Malattia celiaca e maggior rischio di polmonite comunitaria (CAP): il punto dello pneumologo

celiaci e polmonite

La malattia celiaca o celiachia consiste in una malattia geneticamente determinata secondaria ad un disturbo dell’immunità, che si manifesta a livello dell’intestino tenue con una reazione infiammatoria cronica. In modo particolare i villi intestinali, deputati all’assorbimento degli alimenti, vengono colpiti da una sorta di vera e propria aggressione immunitaria da parte dei linfociti T (globuli bianchi), ogni qual volta il paziente celiaco introduca con la dieta il glutine presente nelle farine di frumento, avena, orzo e segale, componente proteico di esse costituito da glutenine e gliadine, che attiverebbero il processo patologico solo dopo essere state modificate, da un punto di vista della struttura biochimica, da parte dell’enzima transglutaminasi presente nei tessuti. Accanto all’attività patogena svolta dai linfociti T, è presente anche un’attività immuno-mediata sotto il controllo dei linfociti B, con produzione, nei pazienti a dieta contenente glutine, di anticorpi anti-endomisio, anti-gliadina e antitransglutaminasi, probabilmente non direttamente implicati nella patogenesi della malattia ma utili, tuttavia, a scopo diagnostico.

Nella sua forma clinicamente più classica e completa essa può determinare anche una completa distruzione dei villi intestinali con appiattimento pressoché completo della mucosa intestinale, rendendo gravemente compromesso l’assorbimento degli alimenti e manifestandosi, fin dal primo anno di vita del bambino, con sintomi quali diarrea untuosa persistente (steatorrea), molto spesso accompagnata da dolore addominale e meteorismo (distensione dell’addome secondaria ad abbondante formazione di gas intestinali), disturbo dell’accrescimento o dimagrimento e facile stancabilità. Non è infrequente, tuttavia, la possibilità di una presentazione clinica meno completa e aggressiva, con sintomi dispeptici (difficoltà digestiva), meteorismo e disturbi intestinali più aspecifici, che spesso sono erroneamente considerati per lungo tempo come appartenenti alla “sindrome del colon irritabile”, ritardando in tal modo la diagnosi che in questo modo viene correttamente posta solamente nel paziente già in età adulta. In alcuni casi può essere presente una semplice anemia legata al difficoltoso assorbimento del ferro, dell’acido folico e della vitamina B12, con assenza di sintomatologia intestinale sostituita, invece, da vaghi disturbi della sfera neurologica di tipo carenziale secondari al malassorbimento di alcuni sali minerali e delle vitamine liposolubili (solubili nei lipidi) A, D, E e K. I pazienti celiaci possono, altresì, presentare un aumentato rischio di ammalare di linfoma dell’intestino tenue e di adenocarcinoma intestinale.

Per quanto la celiachia non sia una patologia appartenente al novero delle malattie respiratorie, essa tuttavia a queste si correla attraverso una particolarità recentemente confermata nel corso di un recente studio pubblicato sulla rivista “ Alimentary Pharmacology & Therapeutics”. Nota da sempre la tendenza ai molti disturbi sopra riportati e a problemi della sfera immunitaria nei pazienti che ne sono affetti, sembrerebbe confermata la sua natura di “facilitatrice” delle infezioni, confermandosi questa sua tendenza, specie nei pazienti celiaci di età inferiore a 65 anni, nella maggior capacità di rendersi responsabile di polmoniti, e tra queste di polmoniti “comunitarie” (Polmonite Acquisita in Comunità - CAP), specialmente in soggetti non vaccinati contro lo pneumococco (vedi “Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo”).

Si definisce Polmonite Acquisita in Comunità (CAP), secondo quanto indicato dall’IDSA ( Infectious Diseases Society of America), un’infezione acuta del polmone (vedi “Polmonite e broncopolmonite”) associata ad almeno due dei cinque sintomi dichiarativi di infezione del tratto respiratorio inferiore, consistenti in tosse di nuova comparsa, febbre,dispnea, dolore toracico e variazione della colorazione dell’espettorato nei pazienti con tosse produttiva cronica (vedi “ Tosse con catarro: il parere dello pneumologo”), associati alla presenza di un addensamento polmonare radiologicamente dimostrabile di natura infiltrativo-infiammatoria e/o di segni obiettivi all’auscultazione del torace compatibili con il sospetto di polmonite (vedi “ La visita pneumologica presentata dallo pneumologo”). Tali condizioni sono da considerare nei pazienti non ospedalizzati né ospitati in strutture per lungo-degenti nelle due settimane almeno precedenti la comparsa dei sintomi. La maggior parte delle polmonite acquisite in comunità riconoscono come agente eziologico responsabile lo Streptococcus pneumoniae (Pneumococco ) o il Mycoplasma pneumoniae.

I pazienti celiaci sarebbero meno capaci, rispetto a coloro che non sono affetti da malattia celiaca, di conservare una buona funzionalità della milza, organo fondamentale nel controllo delle patologie polmonari ed extra-polmonari dovute all’infezione pneumococcica. Per coloro che soffrono di patologie della milza (malattie spleniche), e ancor più per gli splenectomizzati ai quali è stato asportato l’organo per patologie ematologiche o per lesioni gravi secondarie ad eventi traumatici (rottura della milza), risulta vivamente consigliata la vaccinazione antipneumococcica, finalizzata alla produzione di anticorpi anti-Streptococcus pneumoniae, batterio estremamente pericoloso in quanto responsabile non solo di infezioni respiratorie, ma altresì di malattia invasiva pneumococcica e di meningiti gravate da importanti esiti invalidanti. Il vaccino antipneumococcico consiste in un vaccino polisaccaridico allestito con un pool di 23 diversi antigeni capsulari dello pneumococco. La vaccinazione, prescritta rigorosamente dal medico, crea generalmente una protezione contro l’infezione pneumococcica che dura fino a 10 anni, anche se in certi casi e a insindacabile giudizio del medico, è preferibile una dose di richiamo praticabile già dopo 5 anni dalla prima dose. Per i motivi riferiti sopra, i pazienti celiaci possono quindi considerarsi candidati ideali alla vaccinazione antipneumococcica, tanto più alla luce dell’efficacia e della sicurezza del vaccino, anche se, per il momento, solo un’esigua minoranza di essi risulta vaccinata.

 Dott. Enrico Ballor

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