Bronchite cronica e regole di vita: lo pneumologo e la terapia oltre i farmaci

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La bronchite cronica rappresenta una patologia respiratoria assai diffusa nella popolazione, frutto di abitudini errate, prime fra tutte il fumo di tabacco, e della permanenza in ambienti urbani ad elevato inquinamento dell’aria (vedi “ Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”). La sua diagnosi viene posta non tanto in funzione di alterazioni presenti sulla radiografia del torace o documentate nel corso dell’esame spirometrico (vedi “ Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici”), quanto sulla base di un criterio esclusivamente clinico al quale si possono associare (ma non ne è determinante il riscontro) eventuali alterazioni radiologiche e deficit funzionali respiratori di cui sopra.

Per definizione, pertanto, si definisce bronchite cronica ogni condizione che preveda la presenza di una tosse con catarro presente per un periodo complessivo di almeno tre mesi all’anno, anche non consecutivi, per almeno due anni consecutivi. Tutti coloro che rispondono a tale requisito, quindi, indipendentemente dai riscontri radiografici e spirometrici, possono considerarsi bronchitici cronici. Nel caso in cui si dovesse riscontrare alla spirometria anche la concomitanza di un’ostruzione bronchiale non reversibile con il test di broncodilatazione (vedi “Visita pneumologica, spirometria, ossimetria e test con broncodilatatore”), il paziente potrebbe rientrare tra quelli per i quali la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) rappresenta probabilmente la diagnosi più appropriata (vedi “ Ho la bronchite cronica o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)?”).

Tenuto conto delle due principali cause della bronchite cronica (fumo e aria inquinata), se la terapia medica con mucolitici, antinfiammatori e antibiotici, in caso di riacutizzazione infettiva batterica, appare senz’altro appropriata (vedi “ Pneumologia e aderenza alle cure nelle malattie respiratorie: i consigli dello pneumologo”), è vero anche che se non si provvede ad agire sui fattori che appaiono determinanti non solo nel provocarla, ma altresì nell’aggravarla, difficilmente sarà possibile giungere ad un risultato soddisfacente.

Gli elementi, pertanto, sui quali consiglierei di agire oltre alla terapia farmacologica, sono di seguito elencati.

  • ELIMINAZIONE DEL FUMO DI TABACCO. Considerato il fatto che la grande maggioranza dei casi di bronchite cronica è la diretta conseguenza del fumo di tabacco, smettere di fumare rappresenta il primo passo per ridurre il rischio di veder peggiorare nel tempo la propria condizione bronchitica. Non vi è, infatti, farmaco in grado di migliorare la situazione clinica di un paziente affetto da bronchite cronica, se prima lo stesso non accetta di abbandonare il fumo di sigaretta. A proposito, poi, della possibilità di ricorrere alla sigaretta elettronica, ho già espresso il mio pensiero in un articolo pubblicato sul sito che consiglio di consultare (vedi “ Sigaretta elettronica e sigaretta tradizionale: il parere dello pneumologo”).
  • RIDUZIONE DELL’ESPOSIZIONE ALL’INQUINAMENTO URBANO. In considerazione del fatto che il secondo motivo responsabile di bronchite cronica è rappresentato dall’inquinamento urbano, ridurre l’esposizione a tale condizione non può far altro se non giovare ad un miglior controllo della malattia. L’esposizione, infatti, agli inquinanti presenti nell’aria delle città, primi tra tutti i particolati delle polveri sottili (PM10 e PM2,5) (vedi “Inquinamento urbano e cancro polmonare”), contribuisce a peggiorare la condizione respiratoria del paziente con bronchite cronica, facilitando spesso un aggravamento della situazione clinica attraverso riacutizzazioni della malattia a carattere infettivo e non.
    Se proprio non è possibile cambiare la sede della propria residenza (questo sarebbe la soluzione migliore), il mio consiglio è di trascorrere per lo meno i mesi invernali, meglio ancora il periodo più freddo da ottobre ad aprile, in un luogo meno inquinato rispetto all’ambiente urbano, ad esempio in una località di mare. E se nemmeno ciò fosse possibile, è per lo meno consigliato prestare attenzione a non uscire da casa nelle fasce orarie a più elevato tasso d’inquinamento.
    L’altra abitudine che consiglio di evitare, inoltre, è quella di praticare sport, e tra questi anche solo le lunghe camminate di una-due ore a passo più rapido, in una città inquinata o, peggio ancora, nei centri cittadini maggiormente inquinati dal traffico veicolare più intenso, magari durante il periodo invernale. L’aumento della frequenza respiratoria che richiede il marciare più velocemente non fa altro che aumentare la quantità degli inquinanti, presenti nello smog urbano, introdotti nelle vie aeree. Con poca spesa è possibile raggiungere, con un mezzo pubblico, un qualsiasi parco pubblico del territorio extra-urbano, all’interno del quale, a questo punto, muovere le gambe con ben altro beneficio.
  • VITA ATTIVA. Capita, talvolta, che il paziente con bronchite cronica, e più ancora quello con BPCO, tenda a considerarsi invalido nel viversi la sua malattia, e in virtù di ciò peggiori la sua condizione esistenziale attraverso un’inattività che la malattia non solo non richiede, ma che complica le cose (vedi “BPCO e vita attiva: i consigli dello pneumologo”). Se una volta, infatti, si tendeva a tenere il paziente sotto una campana di vetro, oggi invece, con maggior beneficio per lo stesso, lo si spinge a tutta una serie di attività e di contatti sociali che si sono dimostrati utili nel rendere la bronchite cronica meno invalidante rispetto a un tempo.
  • GINNASTICA RESPIRATORIA E MOVIMENTO. Un’attività fisica tranquilla, un’equilibrata ginnastica respiratoria e comunque il movimento, senza che tutto ciò acquisti le caratteristiche di una pratica sportiva agonistica e competitiva, sono misure una volta sconsigliate al paziente respiratorio che, come detto sopra, veniva “protetto” dagli sforzi, che oggi invece vengono prescritte in quanto si è visto che i muscoli poco allenati tendono a peggiorare la sensazione di fatica anche respiratoria del paziente (vedi “ Esercizi respiratori per pazienti con BPCO: la ginnastica respiratoria consigliata dallo pneumologo”).
  • PREVENZIONE DELLE INFEZIONI INVERNALI. Esiste, nel paziente con bronchite cronica, la necessità assoluta di preservarlo dai rischi di contrarre malattie infettive respiratorie responsabili del precipitare delle sue condizioni, fino al rischio di vederlo giungere alla più temibile delle complicanze rappresentata dall’insufficienza respiratoria. Ho già scritto, a tal proposito, un testo che invito a consultare, nel quale consiglio una serie di misure utili a ridurre il rischio di riacutizzazioni specie nel periodo invernale (vedi “ Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo”). Tra le varie cose da non dimenticare ricordo, in modo particolare, di praticare la vaccinazione antinfluenzale, nonostante nel 2014 episodi caratterizzati da pretestuose quanto pericolose interpretazioni relative a casi di morti falsamente ricondotte all’uso del vaccino, abbiano fatto si che in tale anno molti pazienti a rischio di complicanze abbiano imprudentemente rinunciato a vaccinarsi temendo conseguenze dal vaccino, contribuendo, in realtà, in tal modo ad aumentare la mortalità legata all’infezione influenzale nel corso di quell’anno (vedi “ Vaccino antinfluenzale 2014: 5 morti. Il vaccino per l’influenza è sicuro?”). Anche la vaccinazione antipneumococcica può essere presa in considerazione in pazienti a rischio, per aumentare ulteriormente il grado di protezione.
  • CONTROLLO DEL PESO CORPOREO. Come già ho descritto in un mio articolo pubblicato sul sito, un paziente asmatico o un paziente con bronchite cronica che sia obeso, trova molta meno facilità a controllare la sua patologia respiratoria (vedi “ Asma, BPCO e obesità: il parere dello pneumologo”). Per questo un adeguato programma dietologico, finalizzato a riportare il peso del paziente quanto più possibile all’interno di una finestra di normalità ponderale, non può mancare nel programma terapeutico del bronchitico cronico.
  • UMIDIFICAZIONE DEGLI AMBIENTI E SUFFICIENTE ASSUNZIONE DI LIQUIDI. Tenere un umidificatore nell’ambiente in cui si vive contribuisce a rendere le secrezioni catarrali meno secche e, come tali, più facilmente eliminabili con l’espettorazione. Per lo stesso motivo, idratare adeguatamente le stesse attraverso un’adeguata assunzione quotidiana di liquidi, può facilitare quella detersione dell’albero bronchiale dai secreti che, già da sola, riduce il rischio di complicazioni respiratorie (vedi “Acqua: la migliore terapia mucolitica”).

Si curi, allora, la bronchite cronica anche con i farmaci, ma non ci si scordi di tener conto anche di ciò che ho consigliato. Qualche volta, prima di affidarsi alle sole medicine, accettare di modificare, correggendole, abitudini scorrette, può aiutare a controllare più facilmente, e a basso costo, la propria malattia respiratoria.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos PicterArt

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