Enfisema polmonare e Aspirina: novità dallo pneumologo

enfisema polmonare e aspirina

Che l’Aspirina avesse a che fare con le malattie respiratorie già si sapeva, (vedi “ Farmaci che possono provocare asma o causare danni ai polmoni e alla funzione respiratoria”), anche solo per il fatto che ci sono pazienti affetti da asma bronchiale nei quali l’Aspirina, assunta per i motivi più vari, può provocare crisi respiratorie anche gravi (vedi “Asma indotto da Aspirina (A.I.A.): il parere dello pneumologo”). Ma che essa potesse interagire con una patologia respiratoria molto diffusa nella popolazione anziana, quale l’enfisema polmonare, non era ancora noto. Soprattutto non era noto un suo possibile effetto positivo sull’evoluzione di tale malattia polmonare. L’enfisema polmonare rappresenta una vera e propria malattia degenerativa del polmone che, dopo anni di progressione inarrestabile a partire da quadri iniziali di ostruzione bronchiale documentabili con la spirometria, porta all’incapacità della funzione respiratoria (insufficienza respiratoria), anticipata spesso dalla presenza di un disagio respiratorio sempre più importante (dispnea), frequentemente già presente da anni. L’enfisema polmonare è parte integrante di un quadro respiratorio più complesso, al quale appartiene anche la bronchite cronica, noto come broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO (vedi “Ho la bronchite cronica o la broncopneumopatia cronica ostruttiva? ”). Questa novità in pneumologia è stata comunicata a Denver, alla comunità scientifica, in occasione dell’ultimo congresso dell’American Thoracic Society (ATS). L’Aspirina (acido acetil-salicilico), avrebbe secondo quanto rilevato da uno studio osservazionale coordinato dalla Dott.ssa Carrie Aaron della Columbia University di New York, la non irrilevante capacità di limitare la velocità di progressione di tale malattia. E’ questo un dato di notevole importanza se si tiene conto del fatto che l’enfisema polmonare può al massimo essere trattato nel corso della sua lunga progressione (anni), agendo solo in senso preventivo sui fattori che possono portarlo a peggiorare, responsabili di quel vero e proprio “consumo” del polmone che, una volta conclamato, non prevede più la possibilità di recuperare la funzionalità polmonare persa. Tra i principali fattori responsabili del danno polmonare che conduce all’enfisema, il principale è senz’altro rappresentato dal fumo di tabacco, al quale segue l’inalazione di sostanze inquinanti presenti nello smog urbano (vedi “ Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”).

Secondo questo lavoro l’Aspirina, agendo attraverso la sua ben nota attività diretta contro le piastrine del sangue (azione antiaggregante piastrinica e antitrombotica), come farmaco in grado di ridurre il danno dei piccoli vasi sanguigni polmonari dovuto alla formazione di micro-trombi (ostruzione trombotica dei piccoli vasi polmonari), potrebbe ridurre la lenta e progressiva degenerazione cronica del polmone enfisematoso secondaria ad una irrorazione deficitaria del micro-circolo (difettoso afflusso di sangue). Alternativamente essa potrebbe agire nel suo ruolo di farmaco anche antiinfiammatorio, riducendo l’infiammazione come fattore favorente la progressione del danno nell’enfisema polmonare. Molti dei pazienti presi in considerazione in questo studio sono stati sottoposti a TAC del torace e spirometrie nell’arco di circa 10 anni. Si è notato che coloro che per anni venivano trattati regolarmente con Aspirina per almeno 3 giorni alla settimana, fumatori o non fumatori che fossero, essi avevano TAC del torace con minori manifestazioni anatomiche di enfisema polmonare e spirometrie dimostrative di danni funzionali respiratori significativamente meno gravi rispetto a coloro che non assumevano tale farmaco.

Nonostante l’interesse per tale segnalazione, non è ancora disponibile un vero e proprio protocollo conclusivo di cura, standardizzato e definitivo, in ordine alla capacità di sortire il miglior effetto sulla popolazione dei pazienti affetti da BPCO in evoluzione verso l’enfisema grave, che preveda una precisa indicazione di tempi e dosi della somministrazione dell’acido acetil-salicilico preordinata a questa finalità. Ciò si deve anche alla non ancora precisa individuazione del meccanismo responsabile della correlazione tra somministrazione dell’Aspirina e riduzione della progressione dell’enfisema. La possibilità, in ogni caso, che tale correlazione sia in grado di ridurre il danno respiratorio conseguente all’enfisema, nonché la sua velocità di progressione, apre sicuramente una via promettente per il trattamento di una patologia che, ancora a tutt’oggi, non prevede una terapia medica veramente risolutiva.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos paulomfpires

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