Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo

asma e fumo sigaretta

Anche se difficile da credere, non è infrequente incontrare pazienti affetti da asma bronchiale, sia allergico che non allergico (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere"), che non rinuncino a fumare. Pur con la consapevolezza dei danni che il fumo di tabacco è già in grado di provocare indipendentemente dal problema asmatico (vedi “Tumore ai polmoni e ai bronchi”), l’asmatico che fumi vede aumentare in modo esponenziale tutta una serie di problemi e di rischi che complicano la sua malattia e che spesso vengono pericolosamente minimizzati al solo fine di non rinunciare al fumo (vedi “Fumo di sigaretta, tosse catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ” – “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”). Spesso il paziente che fuma vede peggiorare non solamente i suoi sintomi, nei termini di dispnea (difficoltà respiratoria), tosse, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace, ma altresì il quadro funzionale respiratorio documentabile con la spirometria. Vediamo allora quali sono gli svantaggi legati all’incapacità dell’asmatico di rinunciare al fumo.

  • Se si tiene conto del fatto che l’asma bronchiale consiste in una malattia dei bronchi a prevalenza infiammatoria e che il broncospasmo, cioè quel patologico stato di contrattura delle pareti bronchiali che rende difficoltoso il passaggio dell’aria, è aggravato dall’infiammazione, si comprende come la persistenza dell’abitudine a fumare sia nettamente controproducente per un paziente asmatico proprio per la potente azione infiammatoria svolta sui bronchi dal fumo di tabacco. Questa infiammazione persistente, inoltre, aggrava quello stato di particolare suscettibilità dei bronchi all’ostruzione, noto con il termine di “iperreattività bronchiale aspecifica“, a sua volta facilitante la possibilità di crisi asmatiche.
  • Esiste, nei pazienti affetti da rinite allergica, una concreta possibilità di veder evolvere in asma bronchiale la patologia allergica localizzata inizialmente alle sole fosse nasali. Ciò è facilitato da fattori ed eventi intensamente infiammatori delle vie aeree bronchiali nei soggetti allergici, tra i quali spiccano per frequenza le infezioni virali, prima tra tutte l’influenza, e il fumo di sigaretta. Tale possibilità evolutiva interessa il 50% circa dei pazienti che presentino inizialmente il solo raffreddore allergico. E’ evidente, quindi, che vista la già elevata possibilità che ciò accada, non favorire ulteriormente con il fumo di sigaretta il passaggio rinite à asma nei pazienti allergici, rappresenta una misura preventiva sicuramente non secondaria.
  • Una mucosa bronchiale cronicamente infiammata dal fumo di sigaretta risulta più resistente ai trattamenti antiasmatici, obbligando lo pneumologo ad aumentare la quantità dei farmaci impiegati per controllare il broncospasmo fino al rischio di provocare quegli effetti avversi che, a più basso dosaggio, sarebbero evitabili (tremore muscolare, effetti generali da cortisonici, tachicardia, ecc.). I bronchi cronicamente infiammati dell’asmatico che fuma, quindi, rappresentano una condizione difficilmente compatibile con un efficace trattamento dell’asma. Per quanto riguarda il cortisone per uso aerosolico, ad esempio, il fumo di una sigaretta ne riduce l’efficacia per lo meno nei 20 minuti successivi.
  • L’infiammazione cronica dei bronchi, inoltre, favorisce la possibilità di contrarre infezioni virali o batteriche del tratto respiratorio, specie per quanto riguarda le infezioni respiratorie dei mesi freddi (vedi “ Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i 10 consigli dello pneumologo”). Ciò rappresenta un ulteriore scompenso infiammatorio della malattia asmatica, con riacutizzazioni della patologia (bronchite asmatica) in grado di aggravare ulteriormente il quadro clinico complessivo e la dispnea (difficoltà respiratoria).
  • Nei soggetti allergici lo stato di cronica infiammazione dei bronchi, provocata dal fumo di sigaretta, rischia di accentuare il rischio di nuove sensibilizzazioni allergiche ad allergeni respiratori ai quali il paziente non risultava precedentemente sensibilizzato. Tale ampliamento della sensibilizzazione allergica può interessare diversi allergeni inalabili, tra i quali i pollini delle piante (vedi “Pollinosi” e “Malattie allergiche delle vie aeree”), gli acari della polvere domestica (vedi “ Asma allergico e allergie respiratorie: i 20 consigli utili per l’igiene della casa”) e gli allergeni delle forfore animali (vedi “Bimbo, animali domestici, asma e allergie respiratorie: i consigli dello pneumologo”). E’ evidente come l’aumento del numero di sensibilizzazioni a nuove sostanze inalabili alle quali il paziente non era prima sensibile, non fa altro se non peggiorare la malattia asmatica favorendo la possibilità di più frequenti crisi asmatiche in presenza di allergeni prima innocui.
  • Ricordo ancora come i figli di madri asmatiche fumatrici presentino, alla nascita, un maggior rischio di crisi respiratorie anche gravi legate al basso peso. Oltre a ciò, esiste per loro una maggior possibilità di presentare nella vita una patologia asmatica, in quanto questa è resa più probabile non solamente da ragioni genetiche, ma altresì dall’ulteriore fattore aggravante rappresentato dalla loro esposizione al fumo passivo prodotto in casa da una madre fumatrice.
  • Tutto ciò di cui si è detto sopra, riferito al fumo di sigaretta dei fumatori asmatici attivi, è da estendere ovviamente anche alle situazione che espongano il paziente asmatico al fumo passivo. I soggetti asmatici, quindi, dovrebbero prestare estrema attenzione ad evitare di esporsi al fumo passivo, allo stesso modo di come i fumatori asmatici attivi dovrebbero, leggendo ciò che scrivo sopra, motivarsi ad abbandonare un’abitudine gravemente lesiva della loro salute respiratoria.

Dott. Enrico Ballor

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 Immagine copyright depositphotos jrp_studio

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