La visita pneumologica presentata dallo pneumologo

visita presentata dal pneumologo

Esercito ormai da più di vent’anni, presso il mio studio di Torino, la professione di pneumologo, specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio e Tisiologia e in Psicoterapia Cognitiva, e penso di poter dire che il miglior modo per essere veramente utile al paziente con problemi respiratori, siano essi di natura fisica o riconducibili a disturbi emotivi, è quello di inquadrare correttamente fin da subito il problema presentato (la diagnosi) attraverso un attento uso di ciò che il paziente riferisce.

Anche se può sembrare curioso, ritengo di non aver mai fatto io la diagnosi, in quanto penso con convinzione che la diagnosi la facciano i miei pazienti! Intendo che attraverso ciò che mi raccontano, anche con il loro modo talora curioso di descrivere i sintomi delle loro malattie, ho imparato a orientarmi, specialmente nei casi più difficili e complessi, usando bene e con curiosità ciò che loro cercano di comunicarmi. Ciò che devo fare e solamente prestare attenzione a tutto ciò che dicono, a tutto ciò che crea loro un dubbio, e il gioco è fatto! Mentre parlano, devo semplicemente fare attenzione a tutta una serie di dettagli, sicuramente stimolati dalle mie domande, per ricondurre a diagnosi ciò che mi comunicano, mettendo semplicemente a loro disposizione quella conoscenza tecnica e scientifica che alla fine mi consente, ben interpretando i loro racconti, di capire ciò di cui mi parlano: la loro malattia!

Noi medici la chiamiamo anamnesi, termine con il quale definiamo l’insieme delle informazioni che riceviamo dal paziente in ordine ai motivi recenti che lo convincono a farsi visitare (anamnesi patologica prossima) e dei trascorsi di malattia del passato meno recente (anamnesi patologica remota) o dei sintomi che, spesse volte non perfettamente inquadrati, possono già essere dichiarativi di uno stato di malattia ancora non ben chiara ma spesse volte già presente da tempo. E’ talora importante indagare la presenza di patologie presenti nel nucleo famigliare (anamnesi famigliare), in quanto spesso esistono malattie che si presentano con una certa ricorsività nelle persone appartenenti ad una stessa famiglia.

Trovo fondamentale soffermarmi sui farmaci somministrati al paziente nel passato (anamnesi farmacologica), in quanto in certi casi lo stesso può aver fatto uso di medicinali (anche gli insospettabili colliri!) in grado di determinare una malattia bronchiale o polmonare (vedi “ Farmaci che possono provocare asma o causare danni ai polmoni e alla funzione respiratoria”). L’anamnesi lavorativa (tutte le attività precedenti e attuali svolte dal paziente) completa poi l’acquisizione di dati indispensabili per comprendere il problema presentato, talora conseguenza di esposizione a inalanti professionali in grado di provocare malattia (vedi “Asbestosi” – “Mesotelioma maligno della pleura” – “Pneumoconiosi e pneumopatie professionali” – “ Fibrosi polmonare idiopatica e non”).

La valutazione fisica del paziente (ispezione e auscultazione del torace, del cuore, pressione arteriosa, ecc.) è il momento principale della visita, in quanto consente di verificare tutta una serie di dati indispensabili per giungere alla diagnosi.

Uso generalmente le varie anamnesi descritte sopra per orientarmi su di una certa malattia respiratoria o su di una condizione di disagio psicologico della persona che potrebbe giustificare una dispnea (difficoltà respiratoria) o una tosse senza spiegazione (vedi “ Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva” – “Uno strano disturbo respiratorio: il caso di Marina”), chiedendo successivamente una serie di esami in grado di confermare o escludere la mia ipotesi (diagnosi) (vedi “ Gli esami per individuare le malattie respiratorie e i tumori polmonari e pleurici” e “Versamento pleurico”). Tra questi risultano fondamentali la spirometria e l’ossimetria digitale, indispensabili per meglio specificare e quantificare il problema respiratorio del paziente, oltre alla cosiddetta prova farmacodinamica, in grado di valutare la reversibilità dell’ostruzione dei bronchi del paziente (broncospasmo) – (vedi “Visita pneumologica, spirometria, ossimetria e test con broncodilatatore”).

Ciò che consiglio sempre è di procedere per gradi nel praticare gli esami diagnostici, in quanto non tutti sono completamente privi di rischi. Gli stessi devono essere presi in considerazione in modo esperto dallo specialista e prescritti solo a patto che se ne ravveda una reale necessità e un vero vantaggio. Buttarsi a fare “tutti gli esami del mondo” senza prima avere un’idea di cosa si sta cercando, serve solo a fare confusione, costa e generalmente non risolve il problema.

Una volta individuato il problema pneumologico (o psicologico o di altra natura) responsabile dei disturbi respiratori dichiarati dal paziente, è necessario che lo specialista proponga un piano per la cura, sia essa una strategia utile a uscire da un problema acuto, temporaneo e completamente risolvibile (bronchite acuta, polmonite, pleurite, laringite acuta, ecc.) o un’assistenza specialistica disponibile nel tempo, utile a gestire una malattia respiratoria cronica (asma bronchiale, malattia allergica delle vie aeree, enfisema polmonare, broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO, fibrosi polmonaretumore polmonare o pleurico, ecc.).

 Dott. Enrico Ballor

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immagine copyright depositphotos\Rangizzz

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