La bronchite acuta negli anziani: i consigli dello pneumologo

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Ci sono quadri patologici respiratori, e tra questi la bronchite acuta non fa eccezione (vedi “Bronchite acuta e cronica”), che nell’anziano comportano qualche rischio in più dovuto all’età e che, con maggior frequenza, tendono ad interessare preferenzialmente persone che, per vari motivi, presentano una maggior vulnerabilità di fronte alle infezioni. Vediamo, allora, quali punti qualificanti fanno si che, nella popolazione anziana, la bronchite vada considerata in un diverso modo rispetto ai soggetti più giovani, dedicando ad essa maggior prudenza ed attenzione.

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Ossido nitrico esalato (FeNO), asma allergico e infiammazione dei bronchi

ossido nitrico asma infiammazione bronchi

Da qualche tempo lo pneumologo ha avuto modo di arricchire il suo bagaglio degli strumenti diagnostici (vedi “ Test alla metacolina e asma bronchiale: il punto dello pneumologo ” – “ Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici ” – “ Gli esami su sangue e urine richiesti dallo pneumologo in caso di infezione polmonare ”) con un nuovo apparecchio in grado di rilevare la presenza, nei pazienti asmatici, di un importante indicatore di infiammazione bronchiale, e di dosarne in modo accurato la quantità. Sto parlando del rilevatore di ossido nitrico (NO) presente nell’aria espirata dal paziente (ossido nitrico esalato o FeNO), composto chimico prodotto dall’azione di un enzima (ossido nitrico sintetasi – NOS), la cui presenza è correlata all’infiammazione riscontrabile nell’albero respiratorio e, in particolar modo, a quella quota della stessa prodotta dagli eosinofili, particolari globuli bianchi presenti nei bronchi (infiammazione eosinofilica delle vie aeree), frequentemente in equilibrio con gli eosinofili circolanti presenti nel sangue, la cui presenza spesso si associa alla patologia asmatica allergica (asma atopico), ma non solo (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree” – “ Manifestazioni polmonari delle vasculiti” – “ Allergia, asma e microbiota intestinale: novità e conferme dallo pneumologo ” – “ Dalla rinite allergica all’asma bronchiale: lo pneumologo e la prevenzione asmatica ”).

Se si tiene conto del fatto che l’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), con i suoi quattro sintomi caratteristici (tosse, dispnea prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio e senso di costrizione al torace) determinati da un’ostruzione bronchiale reversibile, è prevalentemente “infiammazione“ dei bronchi, prima ancora che “ broncospasmo“ (costrizione dei bronchi, con riduzione del loro calibro interno), e che né la spirometria (valutazione funzionale respiratoria), né l’esame obiettivo del paziente praticato dallo specialista pneumologo nel corso della visita pneumologica (vedi “ La visita pneumologica presentata dallo pneumologo” – “ Visita pneumologica, spirometria, ossimetria e test con broncodilatatore ”), sono in grado di fornire informazioni su tale fondamentale aspetto della patologia asmatica, risulta chiara l’importanza che uno strumento in grado di rilevare e di quantificare l’infiammazione dei bronchi può avere ai fini della diagnosi di asma (vedi “ Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi asma”, spiegato dallo pneumologo ” – “ Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”) e di un più preciso monitoraggio dell’efficacia della terapia in atto.

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Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione

la storia della respirazione

L’affascinante storia della respirazione

AI PRIMORDI DALLA VITA

  • Quando nel tempo dei tempi eravamo tutti alghe azzurre … beh si … quando i nostri più antichi predecessori erano alghe azzurre che popolavano i mari, le più antiche forme di vita unicellulari comparse sul pianeta, certamente di “polmoni ” non se ne parlava. Intendo con questo che circa 2,7 miliardi di anni fa (la terra è vecchia di circa 4,5 miliardi di anni), anche se tale epoca vorrebbe essere rivista ad un periodo ancora precedente dai moderni studi paleo-botanici, le prime forme di vita comparse sulla terra certo non avevano i polmoni né nulla di ciò che oggi intendiamo quando parliamo di apparato respiratorio. I bronchi non servivano perché semplicemente non esistevano i polmoni ai quali avrebbero dovuto trasportare l’aria. Viene allora spontanea una domanda: ma quelle, intendo le alghe unicellulari, come respiravano?

CHE COS’E’ LA “RESPIRAZIONE”?

  • Bisogna subito chiarire un concetto a proposito della “ respirazione”. Se il polmoni riportano immediatamente la mente alla funzione del “respirare”, sarebbe scientificamente un errore l’operazione mentale opposta, e cioè il dover ricorrere come prima cosa all’immagine dei polmoni ogni qual volta si parli di respirazione. Respirare, in senso chimico e biologico, non è soltanto ciò che noi conosciamo pensando all’uomo e ai polmoni, ma respirare significa prima di tutto rendere disponibile l’ossigeno ad una moltitudine di processi chimici, bio-chimici nel caso specifico, che consente agli esseri viventi di mantenersi in vita e di procreare duplicandosi. La presenza dell’ossigeno, indispensabile “comburente” utile a produrre l’energia necessaria alle cellule per i loro processi metabolici, è di primaria importanza nel ciclo vitale degli organismi viventi. Esso come “ comburente” rappresenta quell’indispensabile ingrediente che rende possibile la “combustione chimica ” (ovviamente quella senza sviluppo di fiamma) che trasforma il “combustibile” chimico introdotto da un qualsiasi organismo vivente (zuccheri, proteine, grassi, ecc.) in molecole dotate di capacità energetica da impiegare in numerosi processi chimici successivi. Come una qualsiasi fiamma senza ossigeno si spegne, così un qualsiasi organismo vivente senza la presenza dell’ossigeno, smettendo di “respirare” arresta i suoi processi vitali e muore. Posso avere litri e litri di benzina (combustibile ), ma se non c’è l’ossigeno (comburente) la combustione diviene impossibile! “Respirare”, quindi, non è soltanto “muovere i polmoni” (quello è qualcosa di più complesso, come vedremo dopo), ma è consentire alle cellule viventi di trasformare le loro sostanze in altre sostanze chimiche e in energia grazie all’indispensabile presenza dell’ossigeno.

DAGLI ORGANISMI UNICELLULARI AGLI ORGANISMI COMPLESSI

 alghe e organismi unicellulari

Alghe e organismi unicellulari

 alghe pluricellulari

Alghe pluricellulari

  • Nel corso dell’evoluzione che ha portato fino a noi si è assistito, attraverso la comparsa di nuove caratteristiche negli organismi già esistenti o di nuove forme di vita poi selezionate sulla base della loro maggiore o minore capacità di sopravvivere all’ambiente in cui comparivano (capacità di adattamento), partendo da forme di vita costituite da una sola cellula (appunto le più arcaiche alghe azzurre degli oceani della prima ora), di giungere poco alla volta, attraverso la continua e paziente selezione del “ migliore” (migliore a sopravvivere all’ambiente e a riprodursi), fino agli organismi pluricellulari (formati da più cellule) dotati di una maggiore complessità. Per restare all’esempio delle alghe, si è passati nel tempo dalle semplici alghe unicellulari alle alghe pluricellulari, formate dall’insieme organizzato di milioni di cellule. E di qui si è partiti per arrivare alle forme di vita animale più complesse tra le quali noi rappresentiamo il prodotto biologicamente più evoluto (mah ..?).

COME ARRIVA L’OSSIGENO ALL’INTERNO DI UN ORGANISMO UNICELLULARE?

 diffusione passiva gas in liquido

Il processo di diffusione passiva di un gas in un liquido

  • Se immaginiamo il pianeta circondato da una miscela di gas, nella quale l’ossigeno è presente solo per circa il 20%, mentre la grande maggioranza di esso (80%) è costituito da azoto, è facile comprendere come le enormi masse di questa miscela di gas sovrastante i mari tendesse a passare, per semplice diffusione passiva, anche nell’acqua marina nella quale si veniva a trovare disciolto, né più né meno di come lo zucchero si scioglie nell’acqua. Ciò in virtù di uno dei più elementari principi della fisica affermato dalla legge di Henry, secondo la quale un qualsiasi gas che si trovi al di sopra di un liquido, tende ad entrare in soluzione con esso fino al determinarsi di una pressione del gas nel liquido pari a quella che lo stesso esercita sopra la sua superficie. Che è come dire che tanto più ossigeno c’è sopra le masse oceaniche, tanto più esso si dissolverà nell’acqua delle stesse. Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che i pesci respirassero “acqua” è presto servito, comprendendo finalmente qual è la quota di ossigeno che anche loro sono in grado di respirare pur rimanendo nell’acqua.
  • A questo punto, tuttavia, abbiamo compreso come arrivi l’ossigeno nell’acqua nella quale crescono le nostre alghe azzurre unicellulari, ma non abbiamo ancora spiegato come fa l’ossigeno a passare nella singola cellula per andare a raggiungere quelle parti interne di esse ove avvengono i processi metabolici che ne richiedono la presenza per “respirare” e produrre energia. Beh ... è presto detto. Anche in questo caso l’ossigeno diffonde nella cellula semplicemente per diffusione passiva; la quota di ossigeno disciolta nell’acqua, pertanto, passa nella cellula attraverso la sua membrana esterna e viene a trovarsi nell’ambiente interno nel quale può essere utilizzato.

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Cina, smog e malattie respiratorie: il punto dello pneumologo

citta con inquinamento

A giudicare da ciò che si legge sui giornali, verrebbe da dire che la Cina è il paese degli ….pneumologi! Si! Perché da ciò che si apprende dalle descrizioni del clima di quel Paese, ma soprattutto dalla qualità dell’aria delle città, non è difficile ipotizzare nei prossimi anni un’impennata delle malattie allergiche, specie di quelle respiratorie (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree” – “Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”), oltre all’incremento vertiginoso dei casi di tumore del polmone (vedi “ Inquinamento urbano e cancro polmonare”) e delle malattie respiratorie croniche, situazione questa che imporrà una sempre maggior richiesta d’intervento da parte di tali specialisti. Il problema, poi, si rivelerà ancora peggiore per ciò che si riferisce ai bambini e ai molti gravi problemi che lo smog dell’aria produce su di essi (vedi “ Asma del bambino: i 10 consigli dello pneumologo per l’asma in età pediatrica ” – “ Bambini, smog a Torino e rischio di malattie: il punto dello pneumologo ”). Se è vero, infatti, che lo smog urbano è responsabile di favorire e di aggravare le patologie respiratorie, prime fra tutte l’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), la bronchite cronica, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), l’ enfisema polmonare, penso che in questo momento non esista sul pianeta un Paese più esposto al rischio respiratorio se non la Cina.

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ACOS: asma/BPCO “overlap syndrome”. Lo pneumologo fa il punto

acos asma e bpco

Nel panorama delle malattie respiratorie “ostruttive”, così definite in quanto caratterizzate dall’avere in comune una ”ostruzione” dei bronchi variabile per intensità, tale comunque da determinare una riduzione del flusso dell’aria al loro interno, è comparsa da pochi anni un’entità nosologica a sé stante contraddistinta, anch’essa, da un quadro ostruttivo delle vie aeree, avente caratteristiche intermedie tra due diverse realtà cliniche: quello dell’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) e quello della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Vediamo da quale esigenza nasce la necessità di istituire questa “ nuova” malattia respiratoria definita dall’acronimo ACOS (Asma/BPCO overlap syndrome o sindrome da sovrapposizione asma/BPCO) e quali sono i vantaggi che derivano da un’integrazione classificativa di tale specie. Premesso che con il termine “ sindrome” si definisce, in medicina, un insieme di sintomi che possono riconoscere in diverse cause la loro origine, l’ACOS sembra appartenere ad una sorta di “Giano bifronte”, divinità latina maschile raffigurata con due volti.

Partiamo dall’asma. Da sempre definita come una malattia “ ostruttiva” dei bronchi, caratterizzata dalla comparsa dei quattro classici sintomi tosse, dispnea prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace, ad essa si è sempre riconosciuta la peculiarità di un’ostruzione bronchiale “ reversibile”, connotata, cioè, dalla possibilità di un completo ripristino, o quasi, della pervietà (apertura) delle vie aeree bronchiali, in conseguenza dell’uso di farmaci cosiddetti broncodilatatori. Al contrario, ciò che caratterizza la BPCO, l’altra delle due classiche malattie ostruttive bronchiali, è un’ostruzione ”non reversibile”, nell’immediato, con i broncodilatatori β2-agonisti (SABA) (vedi “ I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo” – “ Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi asma”, spiegato dallo pneumologo ” ).

Tuttavia, nonostante il tentativo di classificare con le due distinte teorie viste sopra queste due diverse malattie respiratorie ostruttive, si notava che nella realtà dei fatti qualche volta i pazienti facevano “di testa loro”, rifiutando di prostrarsi ossequiosi alle due ben individuate proposte classificative suggerite dalla scienza. Si! Perché, nella pratica clinica quotidiana, questo rigore dicotomico manicheo che avrebbe voluto imporre alla patologia ostruttiva respiratoria un’appartenenza rigorosa o alla sottovarietà “ reversibile”, o a quella “non reversibile ”, incominciava in qualche caso ad andare stretto, non corrispondendo a quanto osservato. Si potevano individuare, infatti, quadri di pazienti fumatori con patologia ostruttiva cronica, aventi caratteristiche tali da poterne autorizzare l’appartenenza a quelli “ non reversibili” della BPCO, associati, tuttavia, nello stesso paziente, a concomitanti momenti di dispnea accessuale nel corso dei quali l’aggravamento del quadro bronco-ostruttivo si dimostrava rispondere prontamente alla somministrazione aggiuntiva di broncodilatatori a rapida azione, con una risposta clinica alla terapia che, per questo, sembrava appartenere più al quadro dell’asma piuttosto che a quello della broncopneumopatia cronica.

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