Fiori, erbe e piante per la respirazione: prodotti naturali e fitoterapia per tosse, catarro e asma

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Ripulire bronchi e polmoni anche senza i farmaci dello pneumologo? Erboristeria e infusi naturali, suffumigi e oli essenziali per curare asma (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite, BPCO ed enfisema polmonare? Tosse e catarro che scompaiono, come per magia, con un buon decotto o con la “tisanina” della nonna? Realtà, immaginazione o “credo” radicato che sia, il mondo del “ curativo efficace”, immaginato e adorato da una gran parte della collettività, non ha limiti quando si parla di ripristinare la salute respiratoria. Proprio in virtù dell’aspetto naturale di certe proprietà curative del mondo vegetale, considerate spesso ben distanti da quel mondo farmacologico classicamente “ ortodosso” e incontestabilmente “scientifico ” dal quale molti rifuggono, in quanto percepito troppo “chimico”, innaturalmente artificiale e ricco di effetti avversi e di controindicazioni, lo spazio per la cura direttamente fornita dalla natura si è nel tempo fatto sempre più ampio, arruolando ormai veri eserciti di pazienti che per nulla al mondo rinuncerebbero a curarsi con le “erbe”.

Senza voler entrare nel merito della maggiore o minore efficacia del trattamento delle forme respiratorie con i fitoterapici (medicamenti di origine vegetale), prendo atto degli innegabili vantaggi che nella pratica clinica derivano dall’impiego degli estratti di certe piante dalle indiscusse proprietà terapeutiche. Tra queste la Digitalis lanata (digitale), contenente quel principio attivo della digossina e della digitossina ad azione cardioattiva, impiegata in cardiologia nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco e non solo. Curioso e interessato come sono a tutto ciò che è scienza, intesa come “osservazione del reale”, vorrei esporre quali piante sono oggi, da più parti, ritenute utili per la cura di alcune malattie respiratorie, ma soprattutto per il controllo di alcuni dei loro sintomi. Per quanto, senza eccedere in esagerazioni poco scientifiche che sanno di miracolistico, sia possibile riscontrare benefici effetti curativi in molte delle piante e dei prodotti della natura di seguito trattati, non mi stancherò mai di ricordare quanto sia importante una diagnosi corretta che preceda un qualsiasi trattamento, pena il veder andare delusi i tentativi messi in campo per risolvere il problema.

Ricordo come tosse e catarro possano essere espressione di cause talora assai diverse, da una banale irritazione acuta delle vie aeree, fino ad un  loro sospetto persistere nel caso in cui rappresentino la conseguenza di una serie di problemi ben più seri. Tra questi, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchite cronica bronchiectasica e, specie nei fumatori, il tumore ai polmoni e ai bronchi (vedi “ Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”), situazioni tutte che, specie l’ultima, spesso non ammettono ritardi diagnostici oltre il tempo indispensabile a garantirne un’efficacia curativa dipendente dalla precocità e dalla correttezza dell’intervento terapeutico. Trattare la tosse persistente di un tumore polmonare non ancora individuato, secca o produttiva che essa possa essere (vedi “ Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo ” – “ Tosse con catarro: il parere dello pneumologo”), con una tisana o con un “suffumigio”, che trasformi in fumo o in vapore foglie, fiori o altri derivati vegetali per consentirne l’inalazione dei principi attivi, rischia solo di posticipare pericolosamente il momento di una diagnosi che, per necessità, non dev’essere tardiva! 

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Saturazione dell’ossigeno e dita fredde: lo pneumologo e il buon uso dell’ossimetro

corretto uso ossimetro

Ossimetri e cardiofrequenzimetri, spirometri automatici (vedi “ La spirometria o esame spirometrico”) e misuratori elettronici del picco di flusso espiratorio, sfigmomanometri elettronici per la misurazione in continuo della pressione arteriosa, rilevatori di ossido nitrico nell’aria espirata (vedi “ Ossido nitrico esalato (FeNO), asma allergico e infiammazione dei bronchi ”) e polisonnigrafi per la rilevazione delle apnee del sonno (vedi “ Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS) e russamento ”). Ormai siamo tutti maestri! Addetti o non addetti ai lavori, conta solo più la tecnologia. L’orientamento generale sembra essere quello tale per cui, dato un certo gingillo tecnologico prima impensabile, tanto più se di basso costo e di larga diffusione, capace di misurare, indicare, svelare e definire, chiunque si pensa in grado di poterlo usare. Meno male che, almeno per il momento, i vettori spaziali mantengono un costo inaccessibile ai privati, perché diversamente, con un buon manuale d’istruzioni, ne vedremmo delle belle! Peccato che, nella realtà quotidiana, ci sia una bella differenza tra “ misurare” e “valutare”. O per dirla ancora meglio, tra “dire di valutare” e “ saperlo poi fare veramente”. Misurare è compito dello strumento, mentre ben diversa è la corretta “ interpretazione” dei valori acquisiti dalla misurazione effettuata dalla macchina che, spettando poi all’uomo, rischia di creare non pochi problemi quando, per la non perfetta conoscenza della teoria e della materia, ma soprattutto per la mancanza d’esperienza, ai “numerini” colorati indicati sul display non si è poi in grado di dare un senso e un significato scientificamente corretti, senza i quali viene meno anche quella pretesa di precisione tecnica che si reclama dallo strumento. 

Ma parliamo dell’ossimetro (vedi “ Ossimetria (saturimetria)”), noto anche con il termine di “saturimetro”, in quanto strumento elettronico in grado di rilevare la percentuale di “ saturazione dell’emoglobina”, molto spesso impropriamente definita “saturazione dell’ossigeno ” . A questo proposito l’articolo “ Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione ”, e in particolar modo il paragrafo “CHE COS’E’ L’AFFINITA’ DELL’EMOGLOBINA PER L’OSSIGENO?”, chiariscono al lettore i concetti di “ossigeno disciolto ”, di “ossigeno legato” e il reciproco rapporto di equilibrio tra le due quote presenti nel sangue ( curva di dissociazione dell’emoglobina, di cui ho già parlato nell’articolo “Ossimetria (saturimetria) ” citato prima), aiutando a meglio comprendere il concetto di “ saturazione”, sul quale si basa il principio di funzionamento dell’ossimetro utilizzato per la valutazione della quantità di ossigeno presente nel sangue del paziente.

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“Seduto respiro, ma se mi muovo mi manca subito il fiato”: il punto dello pneumologo

seduto respiro in piedi manca fiato

Sono frequenti le situazioni nelle quali, in presenza di patologie broncopolmonari, cardiologiche, neurologiche, vascolari (anche tromboemboliche) o in caso di anemia, il paziente presenti la comparsa di una dispnea (fatica a respirare) con le eseguenti caratteristiche: assente o tanto limitata da non comportare un disagio respiratorio in condizioni di riposo; presente, invece, e a rapida insorgenza, non appena si metta in attività. Classico il caso di un anziano (vedi “ Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”) che, fin tanto che rimane seduto su di una sedia o in poltrona, può apparire ad un osservatore esterno, da un punto di vista respiratorio, la persona più normale del mondo, ma al semplice abbandonare la posizione seduta, nel volgere di pochi secondi, incomincia a soffiare e a sbuffare come se avesse corso la maratona.

Oltre alle varie cause di dispnea, e in modo particolare di dispnea da sforzo, già trattate in questo sito alla specifica voce “ dispnea” già indicata prima, ve ne sono due che meritano un’attenzione a parte. Ciò non solamente per la rapidità con la quale il sintomo “dispnea” compare al minimo movimento, ma altresì per il fatto di dipendere direttamente da un’alterazione della capacità dell’ossigeno di “diffondere” liberamente dall’aria presente negli alveoli polmonari, ove esso è presente al 20% nella miscela di gas che quotidianamente inaliamo (il restante 80% è rappresentato da azoto inerte da un punto di vista metabolico), al sangue dei “capillari” polmonari, nel quale è presente o in quota disciolta, o legato all’emoglobina dei globuli rossi. Alterazione che, per quanto detto, coinvolge in entrambi i casi anche la cosiddetta “membrana alveolo-capillare”.

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Asma bronchiale allergico: quando praticare le prove allergometriche nel bambino e nell’adulto

asma bronchiale allergico quando prove allergometriche

L’asma bronchiale allergico è una malattia respiratoria che negli ultimi anni, anche in virtù del sempre più importante inquinamento ambientale, ha assunto un’importanza enorme sia nella patologia del bambino, sia in quella dell’adulto, diventando una tra le malattie più facilmente riscontrabili nella popolazione. La sempre maggior presenza di inquinanti (smog delle città) e di allergeni volatili naturali e industriali nell’aria urbana, ha determinato un progressivo incremento di bambini asmatici e di adulti broncoreattivi (vedi: iperreattività bronchiale aspecifica), con una sempre maggior necessità di inquadrare correttamente la diagnosi delle malattie allergiche della vie aeree e delle pollinosi, impostandone con efficacia prevenzione e cura.

A proposito dell’asma allergico, consiglierei di tener conto di quanto espongo di seguito, riferito sia agli aspetti diagnostici teorici della malattia asmatica allergica, sia a quelli più prettamente pratici e gestionali della stessa, specie se riferiti alla corretta scelta di tempi e modi per sottoporre se stessi ed i propri bimbi alle prove allergometriche con la massima efficacia.

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Lo pneumologo e il BAL (lavaggio bronchiolo-alveolare) nelle interstiziopatie polmonari

lavaggio bronchiolo alveorare interstiziopatie

S’intende per “interstiziopatia polmonare” una patologia respiratoria di natura flogistico-immunologica che interessa l’interstizio del polmone, vera e propria “ impalcatura” anatomica dell’organo, che altresì tende a riflettersi a livello degli alveoli polmonari, ivi presentandosi con differenti quadri infiammatori degli stessi (alveoliti), che dipendono dalle stesse caratteristiche immunopatologiche già presenti nell’interstizio alveolare e che possono estendersi, in taluni casi, anche ai bronchioli. Tali patologie interstiziali (ne esistono centinaia di forme diverse), non infrequentemente destinate a evolvere in quadri di fibrosi polmonare, possono avere un’eziologia (causa) nota oppure sconosciuta (vedi “ Fibrosi polmonare idiopatica e non”), potendo avere destini prognostici talora assai diversi tra loro.

Alcune di esse possono evolvere in modo tumultuoso, provocando un sovvertimento della struttura alveolo-interstiziale del polmone talmente rapido e diffuso da condurre a morte il paziente anche solo in pochi mesi dalla diagnosi. Tali quadri intensamente e rapidamente fibrosanti dell’interstizio, come capita di vedere nei quadri di fibrosi di Hamman–Rich, conducono precocemente il paziente all’insufficienza respiratoria, con necessità di praticare l’ossigenoterapia (vedi “ L’ossigenoterapia domiciliare spiegata dallo pneumologo ”). Altre volte, invece, l’evoluzione può essere estremamente lenta e, in certi casi, tale da potersi anche arrestare spontaneamente, talora connotata dal fatto di non determinare, a livello dell’interstizio polmonare, quella formazione di tessuto fibroso (collagene) che si rende poi responsabile del danno respiratorio irreversibile.

Come detto prima, in funzione dell’eziologia si distinguono quadri d’interstiziopatia polmonare ad eziologia nota (vedi “ Pneumoconiosi e pneumopatie professionali” – “ Farmaci che possono provocare asma o causare danni ai polmoni e alla funzione respiratoria ”) e quadri ad eziologia sconosciuta (vedi “Manifestazioni polmonari delle vasculiti” – “ Rene e polmoni: lo pneumologo e la sindrome pneumo-renale” – “Istiocitosi X polmonare”).

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